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Quando il silenzio non crea più tensione

Cosa cambia quando le pause smettono di essere qualcosa da riempire e diventano semplicemente uno spazio in cui stare.

Donna seduta vicino a una finestra che osserva l'esterno in un momento di quiete e presenza senza bisogno di riempire il silenzio
Cosa cambia in te quando la pressione interna diminuisce
1. Quando il corpo smette di trattenere tensione
2. Stanchezza persistente: cosa significa recuperare davvero
3. Cosa succede quando inizi a reagire meno?
4. Pensare troppo: quando i pensieri iniziano a perdere potere
5. Quando il silenzio non crea più tensione

Ci sono persone che fanno fatica a stare nel silenzio. Non necessariamente perché il silenzio sia spiacevole.

Più spesso perché appena arriva compare il bisogno di fare qualcosa: controllare il telefono, accendere la televisione, parlare, mettere una musica in sottofondo, pensare o organizzare ciò che verrà dopo.

Con il tempo tutto questo può diventare così abituale da sembrare normale. Si finisce per riempire ogni attesa, ogni pausa e ogni momento libero senza nemmeno accorgersene.

Eppure, tra i cambiamenti che alcune persone iniziano a notare nel tempo, ce n’è uno particolarmente interessante.

Non riguarda il fatto di amare il silenzio o di avere una mente sempre calma.

Riguarda qualcosa di più semplice: il momento in cui non si sente più il bisogno di riempire ogni spazio.

Non senti più il bisogno di riempirlo

Spesso il cambiamento non arriva attraverso qualcosa di grande. Arriva attraverso dettagli che passano quasi inosservati.

Sei in fila da qualche parte. Davanti a te ci sono ancora alcune persone e, per qualche motivo, il telefono resta in tasca.

Non perché te lo sei imposto o stai agendo una pratica o facendo un esercizio. Semplicemente non senti il bisogno di prenderlo.

Oppure sei in macchina. Hai parcheggiato e resti seduto qualche istante prima di scendere. Non stai facendo nulla di particolare, non stai cercando di rilassarti, non stai aspettando qualcosa. Sei semplicemente lì.

Per molte persone questi momenti possono sembrare insignificanti. Eppure raccontano qualcosa.

Perché lentamente cambia qualcosa.

Non nel silenzio, nel modo in cui lo vivi.

Ti accorgi che non senti più il bisogno di riempirlo.

Anche nelle conversazioni succede qualcosa di simile: le pause smettono di essere imbarazzanti. Non c’è più la necessità di intervenire subito, di aggiungere sempre qualcosa o di tenere il dialogo costantemente in movimento.

Per qualche istante si può semplicemente restare lì. E lasciare che ci sia spazio.

Tornano spazi che sembravano scomparsi

Una delle cose che sorprende di più è che iniziano a tornare momenti che sembravano scomparsi.

Un caffè bevuto senza fretta, una passeggiata senza una meta precisa, qualche minuto seduti all’aperto, lo sguardo che si perde fuori dalla finestra.

Piccole cose, talmente semplici da sembrare irrilevanti.

Eppure spesso sono proprio queste le prime a tornare.

Non come attività da svolgere. Non come tecniche. Non come esercizi.

Semplicemente come momenti vissuti senza “il dovere” di essere già altrove.

Anche il rapporto con l’ozio cambia.

Per molte persone il non fare nulla è diventato quasi impossibile. Ogni momento libero viene rapidamente trasformato in un compito; qualcosa da sistemare, qualcosa da recuperare, qualcosa da ottimizzare.

Poi capita di ritrovarsi seduti senza uno scopo preciso.

E di non sentirsi in colpa per questo.

Ci si accorge che non ogni momento deve essere produttivo per avere valore.

Insieme a questo torna anche una maggiore capacità di ascoltare ciò che accade dentro.

La stanchezza viene percepita prima di arrivare al limite.
Una tensione nel corpo viene notata prima di diventare troppo intensa.
Un’emozione viene riconosciuta prima di trasformarsi in una reazione automatica.

C’è finalmente spazio per accorgersene.

Questo è uno dei modi in cui il cambiamento può iniziare a essere percepito quando lo stress si regola.

Ho raccolto altre esperienze e osservazioni nella pagina Cosa cambia con questo lavoro.

Non tutto deve essere utile

A volte ci si accorge che anche il tempo libero è diventato un impegno. Una cosa da organizzare bene, da utilizzare nel modo migliore possibile.

Ogni attività deve avere uno scopo, ogni scelta deve produrre un risultato, ogni momento libero deve essere sfruttato bene.

Anche quando non ce ne accorgiamo, può comparire una sorta di pressione silenziosa. La sensazione di dover sempre ricavare qualcosa da ciò che facciamo: tempo, efficienza, risposte, miglioramento, produttività.

Poi, lentamente, cambia anche questo.

Quando il silenzio smette di essere qualcosa da riempire continuamente, non tutto deve più essere programmato o previsto. Non tutto deve seguire esattamente il piano stabilito.

Compare più spazio per l’improvvisazione, per la creatività, per una deviazione inattesa, per una conversazione che prende una direzione diversa.

E, a volte, proprio lì emergono esperienze che difficilmente avrebbero trovato posto in una giornata già piena di cose da fare.

Forse è proprio qui che il cambiamento diventa più evidente.

Ci si accorge che quel silenzio che prima sembrava scomodo, vuoto o difficile da sostenere adesso può semplicemente restare lì.

Non crea più tensione.
Smette di essere qualcosa da riempire.
Può restare così com’è, senza essere trasformato in qualcos’altro.

E questo apre lo spazio necessario perché possa emergere altro.

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Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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