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Chiacchiericcio mentale: il dialogo invisibile che accompagna le tue giornate

La comunicazione più presente della tua vita non è quella con gli altri, ma quella che porti avanti continuamente dentro di te.

Donna circondata da più riflessi che osserva la realtà attraverso interpretazioni e dialogo interiore

Quando si parla di comunicazione, la nostra attenzione va immediatamente verso l’esterno.

Pensiamo alle parole che usiamo.

Al modo in cui ci esprimiamo.

Alle relazioni.

Alle discussioni.

Alla capacità di ascoltare.

Ai conflitti.

Ai messaggi che inviamo e a quelli che riceviamo.

Gran parte dei libri, dei corsi e delle riflessioni sulla comunicazione ruotano attorno a questa dimensione: come comunicare meglio, come evitare incomprensioni, come essere più efficaci, come far arrivare bene il proprio messaggio.

Ed è comprensibile.

Una parte importante della nostra vita si sviluppa proprio attraverso il rapporto con gli altri.

Esiste però una forma di comunicazione che ci accompagna molto più a lungo di qualsiasi conversazione, riunione o relazione.

Una comunicazione che si sviluppa mentre lavoriamo, guidiamo, mangiamo, proviamo a riposare e perfino quando siamo soli.

Passiamo moltissimo tempo a riflettere sulla comunicazione che abbiamo con il mondo esterno e molto meno su quella che abbiamo continuamente con noi stessi.

Eppure, se ci fermassimo a osservare con attenzione una giornata qualunque, potremmo accorgerci che la conversazione più lunga non è quella che abbiamo con gli altri.

È quella che portiamo avanti dentro di noi.

Il chiacchiericcio mentale che non si interrompe quasi mai

Molte persone non se ne accorgono.

Non perché questa conversazione non esista, ma perché è diventata così abituale da confondersi con il normale scorrere della giornata.

Eppure basta fermarsi per qualche istante per iniziare a notarla.

Appena ci svegliamo compaiono i primi pensieri: cosa dobbiamo fare, cosa ci aspetta, cosa non abbiamo ancora risolto.

Poi la giornata prosegue e quella conversazione continua.

Commentiamo ciò che accade.

Ripensiamo a qualcosa che è successo.

Anticipiamo una situazione futura.

Immaginiamo una risposta.

Valutiamo una decisione.

Giudichiamo noi stessi.

Molto spesso tutto questo avviene senza che ne siamo pienamente consapevoli.

È talmente abituale da non richiamare quasi più la nostra attenzione.

Anche nei momenti di apparente tranquillità qualcosa continua a muoversi sullo sfondo.

Come una radio che non viene mai spenta del tutto.

A volte il volume è basso.

Altre volte occupa quasi tutto lo spazio disponibile.

Ma raramente richiama la nostra attenzione.

Non è solo una conversazione: è un modo di leggere la realtà

A questo punto potrebbe sembrare che il problema sia semplicemente la presenza dei pensieri.

Ma non è questo l’aspetto più interessante.

Quella conversazione non si limita a descrivere ciò che accade.

Lo interpreta continuamente.

Accade un fatto: ricevi ad esempio una risposta breve a un messaggio.

Poi arriva il significato che gli attribuisci.

Qualcuno non ti saluta.

Poi arriva il significato che gli attribuisci.

Una situazione non va come speravi.

Poi arriva il significato che gli attribuisci.

Molto spesso l’evento dura pochi secondi.

L’interpretazione può accompagnarti per ore.

E mentre continui a dialogare con ciò che è accaduto, la situazione originaria è già finita da tempo.

In altre parole, non viviamo soltanto gli eventi.

Viviamo anche il modo in cui li raccontiamo a noi stessi.

Ed è proprio questa continua attività interpretativa che rende la comunicazione interna così influente nella nostra esperienza quotidiana.

Quando il chiacchiericcio mentale alimenta lo stress

Quando pensiamo alle cause dello stress, quasi sempre guardiamo all’esterno.

Il lavoro.

Le responsabilità.

Le relazioni.

Le difficoltà economiche.

Gli imprevisti.

Tutti elementi che possono certamente contribuire a generarlo.

Molto più raramente osserviamo ciò che accade dentro di noi mentre affrontiamo queste situazioni.

Eppure il dialogo interno è una delle attività che accompagna più a lungo le nostre giornate.

Commenta, interpreta, anticipa, giudica o confronta.

Ripercorre ciò che è già accaduto e immagina ciò che potrebbe accadere.

Il problema è che, proprio perché è sempre presente, finiamo per darlo per scontato.

Come il rumore di fondo di una stanza in cui viviamo da anni.

Smettiamo di sentirlo.

Non perché non esista più.

Ma perché ci siamo abituati alla sua presenza.

Eppure questo continuo chiacchiericcio mentale può diventare uno dei fattori che maggiormente contribuiscono a mantenere uno stato di tensione e pressione continua.

Non per ciò che accade fuori.

Ma per ciò che continua ad accadere dentro.

Molte persone provano a interrompere questo processo cercando di controllare i pensieri o di smettere di pensare.

Ma spesso scoprono che più ci provano, più la mente continua a tornare sulle stesse preoccupazioni.

Il motivo non riguarda soltanto i pensieri, ma lo stato interno che continua ad alimentarli.

Ho approfondito questo meccanismo nell’articolo Perché non riesci a smettere di pensare (e cosa mantiene attiva la mente).

Una discussione può durare dieci minuti.

Il pensiero sulla discussione può occupare una giornata.

Per questo motivo una parte importante dello stress non dipende soltanto dagli eventi che viviamo.

Dipende anche dalla relazione che continuiamo ad avere con quegli eventi attraverso il dialogo che portiamo avanti dentro di noi.

La comunicazione interna non resta nella mente

Spesso immaginiamo che questa conversazione riguardi soltanto i pensieri.

Come se fosse qualcosa di confinato nella mente.

In realtà ciò che accade dentro di noi raramente rimane soltanto mentale.

Ogni interpretazione porta con sé una risposta emotiva.

Ogni risposta emotiva coinvolge il corpo.

Una preoccupazione si trasforma in tensione.

Un conflitto irrisolto può continuare a occupare spazio anche quando la situazione è terminata.

Un pensiero ripetuto molte volte può mantenere attivo uno stato di allerta ben oltre l’evento che lo ha generato.

Per questo motivo il dialogo interno non influenza soltanto il modo in cui pensiamo.

Influenza anche le emozioni che proviamo, le reazioni che mettiamo in atto e il modo in cui il corpo vive e manifesta quella stessa esperienza.

E, in alcuni momenti, perfino il modo in cui riposiamo, recuperiamo energie o affrontiamo una giornata.

Non perché il corpo obbedisca automaticamente ai pensieri.

Ma perché mente, emozioni e corpo rappresentano tre prospettive diverse della stessa esperienza che stiamo vivendo.

Il problema non è farla tacere

Quando si inizia a riconoscere questo chiacchiericcio mentale, è facile pensare che l’obiettivo sia eliminarlo.

Ma la mente produce pensieri.

È una delle sue funzioni naturali.

Così come il cuore batte e i polmoni respirano, la mente osserva, collega, ricorda, confronta, immagina, organizza e pianifica.

Il punto non è costruire un silenzio assoluto.

Né liberarsi per sempre da ogni dialogo interno.

Il punto è un altro.

Accorgersi che quella conversazione esiste.

Perché ciò che non viene riconosciuto tende a guidarci senza che ce ne rendiamo conto.

Mentre ciò che viene riconosciuto può essere osservato con maggiore lucidità.

Accorgersi del chiacchiericcio mentale

Per molte persone il cambiamento non inizia quando i pensieri diminuiscono.

Inizia quando smettono di essere completamente assorbite da essi.

Quando iniziano a notare la differenza tra ciò che sta accadendo e ciò che stanno raccontando a sé stesse su ciò che sta accadendo.

Tra il fatto e la sua interpretazione, tra l’evento e la storia che la mente costruisce intorno a quell’evento.

E spesso iniziano a diventare visibili anche alcuni schemi ricorrenti: modi abituali di interpretare, preoccuparsi, criticarsi o anticipare che fino a quel momento erano passati quasi inosservati.

Questa distinzione può sembrare minima.

In realtà cambia profondamente il rapporto che abbiamo con molte esperienze quotidiane.

Perché diventa più facile accorgersi di quando la mente sta anticipando, giudicando o tornando continuamente sulle stesse cose.

Di quando una preoccupazione nasce da ciò che potrebbe accadere e non da ciò che sta accadendo.

Di quando una reazione nasce più da un’interpretazione che dall’evento stesso.

La conversazione interna probabilmente continuerà ad accompagnarci.

Ma iniziamo finalmente a vederla per quello che è: una presenza continua che fino a quel momento era rimasta in gran parte sullo sfondo.

Quando il dialogo interno smette di guidare ogni cosa

Accorgersi del chiacchiericcio mentale non significa farlo sparire.

I pensieri continuano a esserci.

Le interpretazioni continuano a comparire.

La mente continua a commentare ciò che accade.

Ma qualcosa inizia lentamente a cambiare.

Fino a quel momento il dialogo interno tendeva a coincidere con la realtà.

Ciò che la mente interpretava, anticipava o concludeva veniva vissuto come ciò che stava realmente accadendo.

Poi compare una differenza.

La conversazione continua a esserci, ma smette di essere l’unica prospettiva possibile.

Le interpretazioni iniziano a essere riconosciute come interpretazioni, le anticipazioni come anticipazioni e i giudizi come giudizi.

Non perché siano necessariamente sbagliati in sé.

Ma perché non coincidono automaticamente con la realtà dei fatti.

Ed è proprio qui che il dialogo interno inizia a perdere parte del suo potere.

Non perché diventa più silenzioso.

Ma perché smette gradualmente di essere l’unica voce attraverso cui leggiamo ciò che accade.

L’attenzione torna più facilmente a ciò che sta realmente accadendo, mentre l’interpretazione smette gradualmente di occupare tutto il primo piano.

Una comunicazione che raramente mettiamo in discussione

Passiamo anni a migliorare il modo in cui comunichiamo con gli altri.

Impariamo a scegliere meglio le parole.

A gestire i conflitti.

Ad ascoltare.

A esprimerci in modo più efficace.

Molto più raramente, però, ci fermiamo a osservare il modo in cui comunichiamo con noi stessi.

Eppure è probabilmente la conversazione più presente della nostra vita.

Quella che accompagna le nostre giornate, le nostre decisioni, le nostre preoccupazioni, le nostre relazioni.

Forse il primo passo non è cambiarla.

Forse il primo passo è semplicemente iniziare ad accorgersi che c’è.

Perché quando questa conversazione continua a occupare gran parte dello spazio mentale, può contribuire a mantenere nel tempo stati di tensione, allerta e preoccupazione che finiscono per influenzare il modo in cui viviamo le nostre giornate.

E proprio per questo iniziare a riconoscerla può diventare un passaggio importante per comprendere meglio il rapporto tra pensieri, emozioni, corpo e stress.

Se vuoi approfondire questi aspetti, può essere utile osservare anche ciò che mantiene nel tempo stati di tensione e allerta: Stress cronico: quando il sistema nervoso resta in allerta costante, e perché comprenderne il funzionamento non sempre è sufficiente per trasformare il modo in cui viviamo ciò che accade: Perché ansia e stress non passano anche se hai già capito tutto

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Mente iperattivaStress cronico

Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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