Quando lo stress non passa, è naturale pensare che il problema sia semplicemente lo stress.
Si cerca di riposare di più, rallentare i ritmi o eliminare le situazioni che sembrano metterci sotto pressione, nella speranza di tornare come prima.
Eppure, a volte, la situazione cambia ma qualcosa continua a non tornare: ci sentiamo ancora stanchi, dormiamo peggio, facciamo fatica a recuperare e abbiamo la sensazione che il nostro organismo sia rimasto costantemente sotto pressione.
In questi casi, il problema potrebbe non essere lo stress in sé.
Potrebbe dipendere dal fatto che il nostro organismo continui ad adattarsi come se la situazione fosse ancora presente, anche quando non ce n’è più un reale bisogno.
È proprio da questa domanda che parte questo articolo.
Lo stress non è il nemico
Quando si parla di stress, è facile pensare che sia qualcosa da eliminare.
In realtà, lo stress è una risposta naturale dell’organismo.
Fa parte del modo in cui affrontiamo le richieste della vita e ci permette di mobilitare rapidamente energie, attenzione e risorse quando una situazione lo richiede.
Senza questa capacità sarebbe difficile adattarsi ai cambiamenti, reagire a un imprevisto o affrontare una sfida.
Lo stress, quindi, non è una malattia né un errore dell’organismo. È una risposta fisiologica che, entro certi limiti, svolge una funzione protettiva.
Il suo compito non è farci stare male, ma prepararci ad affrontare ciò che sta accadendo.
Se lo stress ha una funzione così utile, allora perché, a volte, lo stress non passa anche quando la situazione è ormai diversa?
È proprio qui che entra in gioco il vero protagonista di questo articolo: l’adattamento.
Quando compare uno stressor, inizia l’adattamento
Tutto inizia con uno stressor, cioè una situazione che richiede all’organismo di affrontare una sfida, un cambiamento o un possibile pericolo.
Può trattarsi di una scadenza lavorativa, di un conflitto, di una malattia, di una perdita o di qualsiasi evento che richieda di mobilitare nuove risorse.
Di fronte a uno stressor è importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi: stress e adattamento non sono la stessa cosa.
Lo stress è la risposta iniziale che segnala all’organismo la necessità di affrontare una situazione. L’adattamento è ciò che accade dopo: l’insieme dei cambiamenti che l’organismo mette in atto per rispondere a quella richiesta.
L’adattamento è una funzione biologica normale. Non è un errore, né un difetto dell’organismo.
È una capacità fondamentale che ci permette di affrontare le sfide della vita e di rispondere ai continui cambiamenti dell’ambiente.
Ogni adattamento nasce con uno scopo protettivo.
Quando l’organismo modifica temporaneamente il proprio modo di funzionare, lo fa per aumentare le possibilità di affrontare quella situazione nel modo più efficace possibile.
Lo stesso adattamento che in un primo momento aiuta ad affrontare una situazione può, con il tempo, continuare anche quando non è più necessario. L’organismo può mantenerlo non perché sia ancora la soluzione migliore, ma perché in passato gli ha permesso di proteggersi.
Questo ci porta a un’idea fondamentale: l’organismo non cerca continuamente il benessere. Cerca continuamente la sicurezza.
Quando lo stress non passa
L’adattamento è una risposta pensata per essere temporanea.
Quando la situazione che ha richiesto uno sforzo si conclude, l’organismo dovrebbe poter ridurre gradualmente il livello di attivazione e ritrovare il proprio equilibrio.
Non sempre, però, accade così. Se la pressione continua per settimane, mesi o anni, quel modo di funzionare può diventare sempre più abituale.
L’organismo continua a rispondere come se dovesse affrontare una richiesta costante, anche quando le condizioni iniziano a cambiare.
È proprio in questo senso che lo stress passa. L’adattamento può restare.
L’organismo, infatti, si adatta a ciò che vive, non a ciò che è vero: se per molto tempo ha ricevuto segnali continui di pressione, tenderà a mantenere quel funzionamento finché non avrà motivi sufficienti per modificarlo.
È per questo che molte persone hanno la sensazione che lo stress non passi, anche quando la fase più difficile sembra ormai conclusa.
Perchè possono comparire sintomi diversi
Durante l’adattamento, l’organismo redistribuisce le proprie energie. Alcune funzioni vengono privilegiate, altre passano temporaneamente in secondo piano.
Per questo possono cambiare contemporaneamente il recupero, il sonno, la concentrazione, la tensione muscolare, il livello di energia, il modo di vivere le relazioni o la reattività emotiva.
Questi cambiamenti non sono problemi separati. Sono espressioni diverse dello stesso processo di adattamento.
Quando questo stato si prolunga nel tempo, però, l’organismo inizia a pagare un costo.
In fisiologia questo fenomeno viene definito carico allostatico: il prezzo che l’organismo sostiene quando è costretto ad adattarsi troppo a lungo.
È un po’ come camminare controvento. È normale piegarsi quando il vento soffia.
Il problema nasce quando il vento smette, ma continuiamo a camminare piegati.
Perché lo stress non passa anche quando il pericolo è finito
È una situazione che molte persone fanno fatica a spiegarsi.
Un periodo difficile finisce, i problemi si riducono, eppure il corpo continua a comportarsi come se fosse ancora sotto pressione.
Viene spontaneo chiedersi: perché succede?
Perché l’organismo non si limita a reagire alle esperienze: impara da esse.
Con il tempo, le esperienze che viviamo modificano progressivamente il modo in cui l’organismo funziona.
Questa capacità viene definita neuroplasticità.
In altre parole, l’organismo impara dall’esperienza.
L’adattamento, quindi, non è una scelta. È un apprendimento.
E ciò che viene appreso non influenza soltanto il presente. Può continuare a orientare anche il modo in cui l’organismo si prepara ad affrontare ciò che verrà.
Perché continua a prepararsi
Quando un adattamento viene mantenuto a lungo, l’organismo tende a considerarlo il modo più sicuro di funzionare.
Per questo l’adattamento non è il ricordo di ciò che è accaduto. È una previsione.
L’organismo continua a prepararsi perché si aspetta che quella pressione possa ripresentarsi.
C’è poi un’altra caratteristica fondamentale: l’organismo tende a economizzare.
Quando una strategia è stata utilizzata molte volte, diventa quella preferita.
Non perché sia la migliore, ma perché è quella che richiede meno energia per essere attivata.
Immagina un navigatore: per mesi trova una strada chiusa e impara un percorso alternativo.
Quando la strada riapre, continua comunque a fare il giro più lungo. Non perché sia rotto, ma perché è il percorso che ha imparato a seguire.
In fondo, l’organismo fa qualcosa di molto simile: continua a utilizzare ciò che ha imparato, finché l’esperienza non gli mostra che può tornare a funzionare in un modo diverso.
Se cambia il problema, cambia anche la soluzione
Dopo un periodo difficile, è naturale pensare che, una volta passata quella fase, anche il corpo tornerà spontaneamente come prima.
Quando questo non accade, viene spontaneo credere che ci sia ancora troppo stress nella propria vita e quindi cercare di eliminarne altre fonti.
Il problema è che la vita continuerà sempre a presentarci cambiamenti, responsabilità e imprevisti. Lo stress non può essere eliminato del tutto.
Ma se comprendiamo che il problema non è lo stress in sé, bensì un adattamento che continua anche quando non è più necessario, allora cambia anche l’obiettivo.
Una strategia che ieri permetteva all’organismo di affrontare una situazione difficile può continuare a essere utilizzata anche quando quella situazione è ormai cambiata.
In quel momento non rappresenta più una risorsa.
È diventata un automatismo che continua a consumare energie senza offrire lo stesso beneficio.
Il vero problema, quindi, non è adattarsi.
Il problema nasce quando l’organismo perde la capacità di modificare il proprio adattamento in risposta a una realtà diversa. In altre parole, perde la sua flessibilità.
Da questo momento cambia anche la domanda. Non è più: “Come faccio a eliminare tutto lo stress dalla mia vita?” Diventa: “Come posso aiutare il mio organismo a recuperare la capacità di modificare il proprio modo di funzionare quando la situazione cambia?”
Comprendere questo meccanismo aiuta a spiegare perché, in alcune situazioni, lo stress non passa davvero finché l’organismo non recupera la capacità di adattarsi di nuovo a una realtà che è cambiata.
Se lo stress non passa, il vero obiettivo cambia
Dopo tutto quello che abbiamo visto, può sembrare quasi una conclusione inevitabile: il vero obiettivo non è vivere senza stress.
Lo stress fa parte della vita: ogni cambiamento, ogni responsabilità, ogni nuova esperienza può richiedere all’organismo di adattarsi.
Pensare di poter eliminare completamente lo stress significherebbe immaginare una vita senza richieste a cui adattarsi, ed è qualcosa che semplicemente non esiste.
Il vero obiettivo è un altro: permettere all’organismo di adattarsi quando è necessario e di ritrovare il proprio equilibrio quando la situazione cambia.
Questa è la vera espressione della sua flessibilità.
Ed è proprio qui che si apre una prospettiva diversa.
Se l’organismo cambia attraverso ciò che vive con continuità, allora il cambiamento non consiste nel convincersi che tutto vada bene o nel ripetersi che non c’è più motivo di sentirsi sotto pressione.
Consiste nell’offrirgli esperienze nuove che gli permettano di apprendere, poco alla volta, un modo diverso di funzionare.
È proprio questo il principio su cui si basa la regolazione del sistema nervoso. Se vuoi approfondire che cosa significa e come può favorire il recupero della flessibilità dell’organismo, puoi leggere l’articolo dedicato.

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