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Pensare troppo: quando i pensieri iniziano a perdere potere

Cosa cambia quando la mente smette lentamente di restare agganciata a pensieri continui, anticipazioni e stati di allerta costanti.

Donna seduta vicino a una finestra abituata a pensare troppo mentre si accorge che la mente inizia lentamente a perdere pressione
Cosa cambia in te quando la pressione interna diminuisce
1. Quando il corpo smette di trattenere tensione
2. Stanchezza persistente: cosa significa recuperare davvero
3. Cosa succede quando inizi a reagire meno?
4. Pensare troppo: quando i pensieri iniziano a perdere potere
5. Quando il silenzio non crea più tensione

Pensare troppo non significa soltanto avere molti pensieri.

Significa sentirsi continuamente trascinati dentro tutto quello che la mente produce.

A volte lo si capisce bene proprio quando qualcosa, per qualche momento, smette di funzionare nello stesso modo di prima.

Succede magari durante una conversazione.

Oppure mentre stai facendo qualcosa di semplice e abituale.

Per un momento la mente non riparte immediatamente.

Un pensiero arriva, ma non trascina subito dietro altre anticipazioni, altri controlli, altre simulazioni mentali.

E quella differenza si sente.

Perché quando la mente resta continuamente iperattiva, spesso una cosa ne richiama subito un’altra.

Una frase richiama altre possibilità.
Un dubbio apre nuovi scenari.
Una situazione continua a girare in testa anche quando è finita da ore.

La mente resta continuamente agganciata a qualcosa.

Per questo i primi cambiamenti non si percepiscono quasi mai come un silenzio improvviso.

Si percepiscono più come piccoli spazi che iniziano lentamente a comparire dentro l’attività mentale.

Come se non tutto riuscisse più ad assorbire immediatamente tutta l’attenzione nello stesso modo.

I pensieri continuano a esserci, ma la mente smette lentamente di sentirsi compressa e trascinata dentro tutto quello che produce.

Quando pensare troppo diventa uno stato continuo

Quando la mente resta iperattiva per troppo tempo, spesso non esistono più veri momenti di pausa.

La mente passa continuamente da una cosa all’altra: resta agganciata a possibilità, tensioni e anticipazioni anche quando non ce ne sarebbe più bisogno.

E col tempo questa attività può diventare così abituale da sembrare normale. Pensare troppo smette di essere qualcosa di occasionale e diventa una modalità continua di funzionamento.

Molte persone non si rendono nemmeno più conto di quanto sia presente finché non iniziano a percepire qualche momento diverso.

Perché spesso i pensieri non sono particolarmente forti o drammatici.

Sono semplicemente sempre lì. Intrusivi. Come un sottofondo costante che occupa tutto lo spazio mentale senza lasciare davvero una sensazione di recupero.

La mente commenta continuamente, riprende dialoghi, ritorna sulle stesse cose.

È la sensazione di avere sempre la testa piena di pensieri anche quando si vorrebbe semplicemente staccare un momento.

E spesso più si prova a interrompere questo flusso mentale, più la mente sembra produrre preoccupazioni, controlli e anticipazioni.

Ne parlo più approfonditamente qui: Perché non riesci a smettere di pensare.

I film mentali iniziano a perdere forza

Quando il sistema non resta più continuamente sotto pressione e il corpo inizia lentamente a uscire da uno stato di iperattivazione costante, anche la mente cambia modo di funzionare.

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda proprio i film mentali automatici: quelle sequenze in cui la mente continua a simulare problemi, conversazioni, possibilità o situazioni future, passando continuamente da una cosa all’altra senza riuscire davvero a fermarsi.

A volte basta poco: un messaggio, una frase o un dubbio.

E la mente parte.

Immagina scenari.
Prevede conseguenze.
Costruisce dialoghi.

Si prepara continuamente per qualcosa; non perché stia accadendo davvero in quel momento, ma perché il sistema continua a vivere come se dovesse restare sempre pronto, in allerta.

Quando questa pressione inizia lentamente a diminuire, cambia il modo in cui i pensieri prendono spazio dentro.

Non ogni pensiero trascina immediatamente dentro altre dieci possibilità.

Non ogni dubbio diventa automaticamente un problema da risolvere.

Alcune riflessioni iniziano semplicemente a passare.

E lì cambia qualcosa di molto profondo.

I pensieri continuano a esserci, ma smettono di sembrare realtà assolute.

Non tutto quello che passa nella mente viene più vissuto automaticamente come vero, urgente o pericoloso.

Alcuni scenari iniziano a essere riconosciuti per quello che sono: pensieri, ipotesi, oggetti mentali.

Non realtà già accadute o che accadranno sicuramente.

E questa differenza cambia molto il modo in cui la mente reagisce.

Non ogni dubbio trascina immediatamente dentro nuove preoccupazioni.

Non ogni pensiero richiede automaticamente controllo, preparazione o difesa.

La mente smette lentamente di identificarsi completamente con quello che produce. E anche l’allerta interna perde intensità più velocemente.

I pensieri continuano magari a comparire, ma non riescono più ad assorbire tutta l’attenzione nello stesso modo.

Quando il pensare troppo smette di occupare tutto lo spazio

Molte persone descrivono questa sensazione in modo molto semplice: pensare troppo non sparisce improvvisamente, ma inizia lentamente a perdere peso.

Alcune cose che prima restavano in testa per ore iniziano lentamente a perdere presa più velocemente.

E anche il corpo spesso reagisce in modo diverso.

Il respiro diventa meno trattenuto.
La fronte resta meno contratta.
La tensione nel petto o nello stomaco perde intensità più rapidamente.

Compare una sensazione diversa di spazio interno.

Non perché la mente diventi vuota, ma perché non tutto continua ad avere la stessa pressione di prima.

Anche il silenzio cambia.

Prima poteva creare subito tensione, come se la mente dovesse riempire immediatamente ogni spazio rimasto libero.

Poi qualcosa lentamente cambia, per qualche momento non sembra più necessario riempire continuamente gli spazi di qualcosa.

Una presenza diversa nelle cose normali

A un certo punto la differenza non riguarda più solo il numero, la velocità o la pesantezza dei pensieri.

Riguarda anche il modo in cui la mente inizia lentamente a stare nelle situazioni.

Non resta più continuamente agganciata a ciò che potrebbe succedere o a ciò che è già successo.

Diventa più facile restare dentro quello che sta accadendo mentre sta accadendo.

Anche le cose più normali iniziano a essere vissute in modo diverso.

Una conversazione.
Una camminata.
Il rumore intorno.
Il corpo mentre ti muovi.
Il respiro.

Non perché i pensieri spariscano, ma perché smettono lentamente di occupare tutto il primo piano.

E quando la mente non resta più completamente assorbita da anticipazioni, controlli o riletture continue, anche le percezioni iniziano a tornare più presenti.

L’attenzione torna più facilmente a quello che stai facendo invece di essere trascinata continuamente altrove.
I suoni e gli odori iniziano a essere percepiti più chiaramente.
Anche il corpo smette lentamente di restare continuamente sullo sfondo.
E il tatto, il contatto e le percezioni sensoriali iniziano gradualmente a tornare modi più diretti di fare esperienza delle cose, invece di restare continuamente coperti dall’attività mentale.

Ed è spesso qui che il cambiamento inizia davvero a essere sentito.

Non per qualcosa di straordinario.

Ma per la possibilità di restare davvero dentro alcuni momenti senza essere continuamente trascinati altrove dai propri pensieri.

Questo è solo uno dei modi in cui il cambiamento può essere percepito quando lo stress inizia a regolarsi. Ho raccolto altre esperienze e osservazioni nella pagina: Cosa cambia con questo lavoro.

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Esperienza del cambiamentoRegolazione psicofisica

Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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