Vivere le emozioni significa inevitabilmente incontrare stati d’animo molto diversi tra loro.
Alcuni sono piacevoli e vorremmo durassero più a lungo, altri possono essere difficili da attraversare e vorremmo che finissero il prima possibile.
È così che possiamo finire per associare il benessere alla presenza di alcuni stati emotivi e all’assenza di altri.
Cerchiamo allora di mantenere gli stati che consideriamo positivi e di modificare, controllare o allontanare quelli che ci fanno stare male.
E, senza accorgercene, una parte della nostra esperienza emotiva può trasformarsi in qualcosa da gestire invece che da vivere.
Ma cosa succederebbe se potessimo tornare a vivere anche le emozioni che fanno male senza rimanerne intrappolati e senza esserne continuamente condizionati?
Perché se questo diventa possibile, non cambia soltanto il modo in cui viviamo le emozioni.
Cambia il modo in cui viviamo.
Puoi fare spazio a ciò che prima evitavi
Potresti accorgerti del cambiamento proprio davanti a qualcosa che fino a poco tempo prima avresti rimandato o evitato.
Una conversazione che sai potrebbe metterti in difficoltà, per esempio.
Il disagio non è scomparso: mentre pensi a quello che vuoi dire puoi ancora sentire la tentazione di lasciar perdere, cambiare discorso o aspettare un momento migliore.
Questa volta, però, entri nella conversazione.
Dici quello che per te è importante e rimani lì anche mentre senti la tensione del confronto.
Anche nelle relazioni può comparire qualcosa di simile: puoi sentire il desiderio di avvicinarti a qualcuno e, insieme, la vulnerabilità che questo comporta.
Non sai se sarai ricambiato, se rimarrai deluso o se quella relazione durerà.
Ma questa volta non hai bisogno di conoscere prima il finale.
Puoi lasciarti coinvolgere e scoprire ciò che quella relazione diventerà mentre la vivi.
Il disagio, l’incertezza e la possibilità di soffrire non sono scomparsi. È cambiato lo spazio che occupano nella tua vita.
E così, quasi senza accorgertene, la tua vita può cominciare ad allargarsi di nuovo.
Riconoscerti anche attraverso ciò che senti
Nella quotidianità può essere molto difficile accorgerti delle sfumature che accompagnano continuamente ciò che vivi.
Qualcuno ti chiede che cosa vuoi e non sai bene cosa rispondere. Devi prendere una decisione e riesci a elencare perfettamente vantaggi e svantaggi, ma fai fatica a sentire quale delle possibilità ti corrisponda davvero. Accetti un impegno dopo l’altro e ti accorgi che qualcosa ti pesa soltanto quando non ne puoi più.
In queste situazioni puoi finire per cercare soprattutto nel pensiero le risposte che non riesci a trovare nelle emozioni.
Ragioni su ciò che sarebbe meglio fare, valuti ciò che è giusto o conveniente, cerchi di capire cosa dovresti volere.
È come se provassi a pensarti, perché fai più fatica a sentirti.
Quando, attraverso la regolazione emotiva, recuperi maggiore contatto con ciò che provi, cominci ad accorgerti di aspetti della tua esperienza che prima potevano passare inosservati.
Ciò che ti interessa, ciò che ti pesa, ciò che desideri o che non senti più appartenerti può tornare a essere percepibile, senza dover essere ricostruito soltanto attraverso il pensiero.
Torni, poco alla volta, a sentire te stesso dentro ciò che vivi.
Questo non significa smettere di ragionare o lasciare che siano le emozioni a decidere.
Significa che pensiero ed esperienza emotiva possono tornare a partecipare insieme.
Puoi valutare una situazione, considerarne le conseguenze e, nello stesso tempo, sentire che cosa suscita in te, quanto ti coinvolge e quanto ti corrisponde oppure accorgerti che una scelta apparentemente giusta non corrisponde a ciò che senti davvero.
La differenza è che ciò che senti torna a essere disponibile mentre scegli.
La prima reazione non deve decidere cosa farai
Durante una discussione con il partner senti arrivare quella frase che conosci bene.
Sei irritato, ti senti attaccato e per un momento vorresti dirla esattamente così, sapendo che probabilmente ferirà l’altro e renderà ancora più difficile il confronto.
La rabbia c’è. Anche l’impulso ad agire.
Ma questa volta puoi accorgertene prima che diventi automaticamente ciò che fai.
Puoi sentire la frase che sta per uscire e fermarti.
Magari scegli altre parole, decidi di continuare il confronto in modo diverso oppure riconosci che in quel momento è meglio interromperlo e riprenderlo più tardi.
Dalla reazione alla risposta
La reazione è già presente, ma non deve necessariamente trascinarti con sé.
Per un momento riesci a vederla prima di agirla.
Ed è proprio lì che comincia ad aprirsi uno spazio.
Reagire significa seguire automaticamente ciò che quella situazione e la tonalità emotiva che l’accompagna hanno attivato.
Rispondere significa poter sentire quella stessa spinta e avere comunque la possibilità di scegliere che cosa fare.
Non significa diventare freddi, mettere da parte ciò che proviamo o controllare razionalmente ogni comportamento.
L’emozione continua a partecipare a ciò che sta accadendo. Ma la reazione automatica non è più l’unica strada disponibile.
Tra ciò che provi e ciò che fai torna ad esserci una possibilità che prima non c’era: la libertà di scegliere.
Puoi lasciarti coinvolgere senza essere assorbito
Recuperare maggiore flessibilità emotiva può cambiare anche il modo in cui vivi le emozioni delle persone che hai vicino.
Quando qualcuno è agitato, arrabbiato, preoccupato o sta attraversando un momento difficile, ciò che prova può avere un effetto anche su di te.
Puoi percepire la sua tensione, sentirti coinvolto da ciò che sta vivendo e accorgerti che qualcosa cambia anche nel tuo stato.
La differenza è che non devi necessariamente essere trascinato nella stessa direzione.
Puoi rimanere presente mentre l’altro è arrabbiato senza dover diventare altrettanto arrabbiato. Puoi stare accanto alla sua preoccupazione senza perderti completamente dentro di essa. Puoi sentire la tensione di un confronto e continuare ad avere accesso a ciò che stai provando tu.
Questo non significa diventare distaccato o meno sensibile.
Significa poter entrare in relazione con ciò che l’altro sta vivendo senza perdere il contatto con te stesso.
E questo modifica anche ciò che accade nella relazione.
Gli stati emotivi possono influenzarsi reciprocamente: la tensione di una persona può aumentare quella dell’altra e creare dinamiche che finiscono per alimentarsi da sole. Ma quando non sei costretto a seguire automaticamente ciò che l’altro sta provando, anche il tuo modo di partecipare a quello scambio può cambiare.
Non puoi decidere come si sentirà o come reagirà l’altra persona.
Puoi però rimanere coinvolto senza essere assorbito dal suo stato emotivo.
Ciò che senti non deve occupare tutto
Forse è proprio qui il paradosso.
Potremmo pensare che vivere pienamente le emozioni significhi sentirle ancora più intensamente, lasciarsi attraversare da tutto ciò che arriva o finire per esserne ancora più condizionati.
Ma recuperare flessibilità porta nella direzione opposta.
Puoi svegliarti in una giornata in cui qualcosa non va. Ti senti giù, irritabile, senza particolare entusiasmo. Prima avresti potuto passare buona parte del tempo a chiederti perché ti senti così, cercare di cambiare quello stato o innervosirti perché proprio oggi avresti voluto sentirti diversamente.
Adesso puoi semplicemente riconoscere: oggi mi sento così.
Non devi convincerti che va tutto bene. Non devi trasformare quella giornata in una buona giornata. E non devi nemmeno lasciare che ciò che provi stabilisca in anticipo tutto ciò che quella giornata potrà essere.
Puoi sentirti giù e sorridere per qualcosa che succede. Essere stanco e avere comunque voglia di vedere qualcuno. Portarti dietro una preoccupazione e accorgerti che, per qualche minuto, sei completamente coinvolto in quello che stai facendo.
La nostra esperienza emotiva, infatti, non è sempre fatta di una cosa sola.
Emozioni diverse possono appartenere allo stesso momento: possiamo desiderare qualcosa e averne paura, provare sollievo per ciò che è finito e insieme dispiacere per ciò che stiamo lasciando.
Riuscire a riconoscere questa complessità significa non essere più costretti a vivere ogni esperienza attraverso un’unica tonalità emotiva dominante.
Liberi senza smettere di sentire
Ed è qui che i cambiamenti incontrati finora cominciano a stare insieme.
Puoi sentire ciò che provi, tenerne conto e continuare nello stesso tempo a scegliere e partecipare pienamente alla tua vita.
Non perché finalmente hai imparato a provare le emozioni giuste.
Ma perché non hai più bisogno di provare soltanto le emozioni giuste per poter vivere.
È questa forse la differenza più profonda: recuperi libertà senza perdere sensibilità.
Puoi sentire il peso di una delusione e lasciarti sorprendere da un incontro. Provare disagio e scegliere di rimanere. Sentirti vulnerabile e permettere comunque a qualcuno di avvicinarsi.
Ciò che senti rimane pienamente parte della tua esperienza, ma non deve più diventare il confine entro cui sei costretto a vivere.
La libertà emotiva non consiste nello scegliere quali emozioni provare.
Consiste nel poterle vivere senza che una sola emozione, o il tentativo di non sentirla, finisca per decidere al posto nostro come vivere.

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