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E se il tuo corpo non stesse reagendo nel modo sbagliato?

Dietro molte reazioni del corpo può esserci una funzione di protezione: comprenderla cambia il modo in cui interpretiamo ciò che accade.

Donna in una giornata di responsabilità e pressione mentre il corpo continua a reagire allo stress.

Capire perché il corpo reagisce in certi momenti può diventare difficile, soprattutto quando non riesci a trovare una ragione per quello che senti.

E diventa ancora più difficile quando il tuo corpo continua a reagire anche nei momenti in cui vorresti che smettesse.

La tensione non ti molla, l’ansia si presenta proprio quando pensavi di poterti sentire tranquillo, compaiono sintomi fisici che sembrano arrivare senza un motivo e la notte non porta più il recupero di cui avresti bisogno.

Magari hai fatto visite, esami o controlli e ti è stato detto che è tutto nella norma.

Hai provato a riposare di più, a rilassarti o a cercare una soluzione, ma la sensazione è sempre la stessa: il tuo corpo continua a reagire.

A forza di vivere questa esperienza, è quasi inevitabile arrivare a questa conclusione: “Se il mio corpo reagisce così, significa che c’è qualcosa che non funziona.”

È un pensiero comprensibile.

Quando una reazione continua a ripetersi, è naturale considerarla il problema e desiderare che smetta il prima possibile.

Ma sei sicuro che sia davvero questa la spiegazione?

Il mio corpo sta davvero sbagliando?

Se dovessi rispondere adesso a quella domanda, probabilmente diresti di sì.

Perché, dopo settimane, mesi o addirittura anni in cui il tuo corpo continua a reagire, quale altra spiegazione potrebbe esserci?

Se una reazione continua a ripresentarsi, è naturale pensare che sia proprio quella il problema.

Anzi, più quella reazione si ripete, più diventa difficile immaginare un’alternativa.

A poco a poco smetti di chiederti perché il corpo reagisce e inizi a desiderare soltanto che smetta di farlo.

È in quel momento che qualcosa cambia.

Non cambia solo il modo in cui guardi quella reazione.

Cambia il modo in cui guardi il tuo corpo: inizi a viverlo come qualcosa che non puoi più comprendere.

A volte persino come qualcosa che lavora contro di te.

Ogni nuova reazione sembra confermare la stessa idea: “C’è qualcosa che non funziona.”

Ed è una conclusione perfettamente comprensibile.

Fin da piccoli impariamo che, quando qualcosa non funziona, bisogna trovare il guasto e ripararlo.

Se un’automobile si ferma, il meccanico cerca il pezzo difettoso. Se un elettrodomestico smette di funzionare, si individua il componente da riparare o sostituire.

Senza rendercene conto, spesso applichiamo lo stesso modo di ragionare anche al nostro corpo.

Pensiamo che da qualche parte ci sia un pezzo che si è rotto e che il nostro compito sia aggiustarlo per far tornare tutto come prima.

Ma c’è una domanda che raramente ci fermiamo a fare.

E se il problema non fosse la reazione del tuo corpo, ma il modo in cui la stai interpretando?

Perché il corpo reagisce non è la domanda giusta

Fino a questo momento hai probabilmente cercato di capire perché il corpo reagisce in un modo che ti fa stare male.

È una domanda naturale, ma contiene già un’idea precisa: che quella reazione non dovrebbe esserci.

Se provoca tensione, ansia o sintomi fisici, deve essere sbagliata. Se limita le tue giornate e consuma le tue energie, deve essere inutile. Se continua anche quando vorresti sentirti tranquillo, deve esserci qualcosa che non funziona.

È su questa convinzione che si costruisce il conflitto con il corpo.

Non osserviamo più ciò che sta facendo per comprenderlo. Lo osserviamo soltanto per trovare il modo di “aggiustarlo”.

Ogni tentativo che non riesce a far scomparire quella reazione rafforza l’idea che il corpo non stia funzionando come dovrebbe.

Ma il fatto che una reazione sia spiacevole non significa necessariamente che sia priva di senso.

Un organismo non è una macchina che esegue sempre lo stesso programma.

Modifica continuamente il proprio funzionamento in relazione a ciò che sta vivendo. Cambiano il battito del cuore, il respiro, la tensione dei muscoli, il livello di attenzione e l’energia disponibile.

Questi cambiamenti non compaiono separatamente e senza una logica. Fanno parte di una reazione complessiva.

Forse, allora, il punto non è soltanto capire perché il corpo reagisce.

Prima ancora, bisogna chiedersi che cosa sta cercando di ottenere attraverso quella reazione.

Perché ciò che oggi consideri un errore potrebbe non essere un comportamento casuale del corpo. Potrebbe essere una reazione che esiste perché, per l’organismo, svolge una funzione precisa.

La domanda decisiva non è più soltanto perché il corpo reagisce.

Diventa un’altra: Quale funzione sta cercando di svolgere?

Il corpo reagisce, ma ogni reazione ha una funzione

Per rispondere dobbiamo fare un piccolo passo avanti.

Nel nostro organismo esiste, tra gli altri, un sistema che coordina continuamente il funzionamento del corpo: il sistema nervoso.

Ogni istante riceve informazioni da ciò che accade dentro e fuori di noi, le interpreta e, sulla base di questa interpretazione, modifica il funzionamento dell’intero organismo.

Quando ritiene necessario preparare l’organismo ad adattarsi alla situazione, non cambia una sola funzione. Coordina contemporaneamente molti cambiamenti.

Il battito del cuore può accelerare per portare più sangue ai muscoli. Il respiro può diventare più rapido per aumentare la disponibilità di ossigeno. I muscoli possono irrigidirsi, l’attenzione concentrarsi e l’organismo mettere a disposizione più energia.

Se osserviamo ognuno di questi cambiamenti separatamente, sembrano reazioni indipendenti.

Ma non lo sono. Fanno parte della stessa reazione e si muovono tutte nella stessa direzione.

Ed è proprio questo il punto.

Quando tanti cambiamenti diversi lavorano insieme per raggiungere lo stesso obiettivo, è difficile pensare che siano casuali.

Ogni reazione esiste perché svolge una funzione e quella funzione ha un nome.

Protezione.

Questa è la funzione della reazione.

In altre parole, il tuo organismo fa tutto ciò che ritiene necessario per aumentare le tue possibilità di affrontare, nel modo che ritiene più efficace, una situazione che considera difficile.

Perché il corpo reagisce anche nelle situazioni di tutti i giorni?

A questo punto potrebbe nascere una domanda.

Se la funzione della reazione è proteggermi, perché il mio corpo continua a reagire anche quando non c’è un pericolo reale?

Il sistema nervoso non reagisce soltanto ai pericoli reali.

Reagisce anche a tutto ciò che interpreta come una situazione che richiede all’organismo di adattarsi.

Non servono situazioni eccezionali. Basta una giornata come tante.

Le responsabilità che si accumulano una dopo l’altra senza lasciarti il tempo di recuperare.

Una discussione che continua a tornarti in mente anche quando è ormai finita.

Ti ritrovi a chiederti se stai facendo abbastanza, se avresti potuto comportarti diversamente o se riuscirai a essere all’altezza di tutto quello che ti aspetta.

Magari fai fatica a dire di no oppure temi di deludere qualcuno.

Presa singolarmente, nessuna di queste situazioni rappresenta necessariamente un pericolo reale.

Eppure hanno tutte una caratteristica in comune.

Possono attivare l’organismo e, quando si susseguono senza lasciare il tempo di recuperare, mantenerne progressivamente più alto il livello di attivazione.

È così che anche una giornata apparentemente normale può richiedere all’organismo un continuo adattamento.

È proprio qui che il concetto di protezione assume un significato più ampio.

Proteggere non significa soltanto prepararsi a un pericolo.

Significa anche modificare continuamente il proprio funzionamento per adattarsi alle richieste che arrivano dall’ambiente esterno e da ciò che accade dentro di te.

Per questo il corpo può continuare a reagire anche durante una giornata apparentemente normale.

Forse è proprio questo il cambiamento di prospettiva più importante.

Il tuo corpo non sta cercando di farti stare male.

Sta continuando ad adattare il proprio funzionamento alle richieste che incontra, nel modo che ritiene più efficace.

Il problema nasce quando la protezione continua

A questo punto potrebbe nascere un dubbio.

Se il mio organismo sta cercando di proteggermi, allora perché mi fa stare male?

La risposta è che la protezione, di per sé, non è il problema.

È proprio ciò che permette all’organismo di adattarsi alle situazioni.

Il problema nasce quando le richieste si susseguono senza lasciare all’organismo il tempo di ridurre la propria attivazione e recuperare.

A quel punto, una reazione nata per aiutare l’organismo ad adattarsi può continuare più a lungo del necessario, anche quando ciò che l’aveva attivata è cambiato.

Immagina di dover stringere forte il volante per evitare un incidente.

In quel momento è esattamente ciò che serve.

Ma cosa succederebbe se continuassi a stringerlo con la stessa forza anche dopo che la strada è tornata libera?

Dopo qualche minuto inizieresti ad affaticarti. Dopo un’ora sentiresti dolore alle mani, alle braccia e alle spalle.

Quello che all’inizio ti stava aiutando finirebbe per diventare esso stesso una difficoltà.

Lo stesso può accadere al nostro organismo.

È come se il corpo rimanesse bloccato nello stesso modo di funzionare, continuando a utilizzare una strategia che inizialmente era utile, ma che non è più adeguata a ciò che sta accadendo.

Ed è proprio qui che cambia il modo di guardare quella reazione.

La domanda, allora, non è più:

“Perché il mio corpo reagisce così?”

Diventa un’altra.

Perché, a un certo punto, quella protezione continua anche quando non sarebbe più necessaria?

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Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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