Callout piè di pagina: contenuto
Vai a Probenessere — percorsi e corsi su tensione, sovraccarico emotivo e dolori ricorrenti

Che cos’è davvero regolazione del sistema nervoso?

Che cosa cambia davvero quando l'organismo non deve più utilizzare gran parte delle proprie energie per proteggersi dalla pressione continua.

Persona seduta con calma mentre la vita continua a scorrere intorno, immagine che rappresenta la regolazione del sistema nervoso e una diversa risposta allo stress.

Quando si sente parlare di regolazione del sistema nervoso, è facile immaginare che significhi rilassarsi, ridurre lo stress o far diminuire i sintomi che spesso lo accompagnano.

Ma che cosa significa in realtà?

La risposta parte da un’osservazione molto semplice.

Ci sono giornate in cui tutto sembra richiedere più energie del necessario.

Ti svegli e hai la sensazione di non aver recuperato davvero.

Una telefonata pesa più del dovuto.

Una discussione continua a girare nella mente anche dopo essere finita.

Il corpo resta in tensione per ore e la sera ti sembra di non aver mai davvero mollato la presa.

Poi, a volte, gli impegni restano gli stessi, i problemi non scompaiono eppure qualcosa cambia.

Ti svegli con la sensazione di aver recuperato davvero.

Una telefonata resta soltanto una telefonata.

Una discussione finisce quando finisce.

Il corpo recupera più facilmente e la sera sei stanco, ma non svuotato.

Sono questi i cambiamenti che, di solito, attirano per primi la nostra attenzione.

Meno tensione. Meno pensieri. Meno stanchezza.

Ma è davvero tutto qui?

Oppure quei sintomi sono il primo segnale di un cambiamento molto più ampio?

È da questa domanda che parte questo articolo: che cosa rende possibile vivere la stessa vita in un modo così diverso?

Perché cambiano tante cose insieme?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un piccolo cambio di prospettiva.

Quando qualcosa cambia nella nostra vita, siamo abituati a osservare ogni aspetto separatamente.

Il sonno, la tensione, i pensieri, le emozioni, l’energia o le relazioni.

Se dormiamo meglio, pensiamo che il cambiamento riguardi il sonno.

Se siamo meno irritabili, lo attribuiamo alle emozioni.

È un modo naturale di osservare ciò che ci succede.

Ma forse è anche il motivo per cui facciamo fatica a comprendere perché tanti cambiamenti inizino a comparire insieme.

Se cambiasse un solo aspetto della nostra vita, sarebbe naturale attribuire il cambiamento proprio a quello.

Ma le persone che descrivono un cambiamento profondo raccontano spesso qualcosa di diverso.

Insieme al sonno cambia anche il modo di affrontare una discussione.

Insieme alla tensione cambia anche la capacità di concentrarsi.

Insieme ai pensieri cambia anche il modo di stare con gli altri.

Si recupera meglio, si reagisce meno e tornano energie che sembravano scomparse.

Quando tanti aspetti della vita cambiano insieme, è naturale chiedersi se dietro ci sia qualcosa che li accomuna.

L’organismo funziona come un sistema

Se proviamo a osservare l’organismo come un insieme, il quadro cambia completamente.

Siamo abituati a distinguere corpo, mente, emozioni ed energia.

Ma l’organismo non funziona per compartimenti separati.

Ciò che accade in una parte influenza inevitabilmente anche il resto.

Per questo un cambiamento può manifestarsi contemporaneamente nel sonno, nella tensione, nei pensieri, nelle emozioni o nella stanchezza.

Non perché siano problemi indipendenti che migliorano nello stesso momento.

Ma perché rappresentano modi diversi attraverso cui si esprime uno stesso organismo.

Questa prospettiva non appartiene a un’unica disciplina.

Pur utilizzando linguaggi differenti, ad esempio, sia la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) sia la Medicina Tradizionale Cinese osservano l’organismo come un sistema integrato, nel quale ogni funzione influenza le altre.

È proprio questo cambio di prospettiva che permette di comprendere che cosa significhi davvero parlare di regolazione.

Che cos’è, allora, la regolazione del sistema nervoso?

Se osserviamo l’organismo come un insieme, la regolazione non può essere ridotta alla semplice diminuzione di un sintomo, o anche di più sintomi strettamente collegati tra loro.

La regolazione del sistema nervoso riguarda il modo in cui l’intero organismo inizia progressivamente a funzionare.

Per comprenderlo può essere utile partire da un’altra domanda.

Che cosa succede a un organismo quando non deve più utilizzare gran parte delle proprie energie per gestire una pressione continua?

Regolazione del sistema nervoso: come l’organismo risponde alla pressione

Per affrontare le situazioni che generano pressione, l’organismo utilizza funzioni diverse.

La reazione permette di rispondere rapidamente quando serve un’azione immediata. L’adattamento modifica il funzionamento dell’organismo quando la richiesta continua nel tempo. La protezione è il fine di tutto il processo: preservare l’integrità dell’organismo.

Quando però la pressione diventa persistente, è soprattutto l’adattamento a guidare il modo in cui l’organismo continua a funzionare. Per questo, nel resto dell’articolo, ci concentreremo principalmente su questo processo.

L’organismo è progettato per modificare il proprio funzionamento quando le situazioni lo richiedono.

Ogni volta che una situazione richiede un adattamento, mobilita automaticamente le proprie risorse.

Può succedere quando il lavoro continua a chiedere più di quanto riusciamo a recuperare.

Quando ci sentiamo costantemente raggiungibili, tra richieste, notifiche e stimoli che non lasciano spazio al recupero.

Oppure quando una relazione continua a richiedere più energie di quelle che restituisce.

In tutte queste situazioni l’organismo fa esattamente ciò per cui è stato progettato.

Modifica il proprio funzionamento per adattarsi a quella situazione.

A volte questo adattamento ci rende più pronti a reagire.

Altre volte ci porta a controllare tutto o a evitare alcune situazioni per proteggerci.

In altre circostanze può perfino rallentare o bloccare molte delle sue funzioni, perché gran parte delle sue risorse continua a essere impiegata nella gestione della pressione.

Non è un errore.

È una strategia di adattamento.

Il problema non è che l’organismo si adatti.

Il problema nasce quando l’organismo non riesce più a disattivare questa strategia.

Quando però questa condizione si prolunga nel tempo, può trasformarsi nel modo abituale con cui l’organismo continua a funzionare.

In queste condizioni il sistema nervoso continua a orientare l’organismo verso la gestione della pressione, limitando progressivamente le energie disponibili per molte altre funzioni della vita.

Quando la regolazione del sistema nervoso cambia il funzionamento dell’organismo

Quando gran parte delle energie non è più impegnata nell’adattamento continuo, molte funzioni dell’organismo tornano progressivamente ad avere spazio.

Torna a recuperare. A esplorare. A utilizzare le proprie risorse in modo più flessibile.

Le energie che prima erano impegnate prevalentemente nell’adattamento diventano progressivamente disponibili per la vita.

Per questo il cambiamento non riguarda mai un solo aspetto.

Una persona può descrivere contemporaneamente un sonno migliore, una mente più libera, relazioni più semplici, maggiore energia e una minore reattività.

Non perché abbia risolto tanti problemi separatamente.

E’ cambiato il modo in cui il suo organismo incontra ciò che accade.

Le stesse situazioni continuano a esistere. Ciò che cambia è il modo in cui l’organismo le attraversa.

Per questo regolare il sistema nervoso non significa eliminare ogni difficoltà. Significa permettere all’organismo di vivere le stesse situazioni in un modo diverso.

Ma se questo è ciò che accade, nasce una domanda naturale: è possibile decidere che l’organismo inizi a funzionare in modo diverso?

La regolazione del sistema nervoso non si decide. Si apprende.

Se la regolazione riguarda il modo in cui funziona l’organismo, è possibile decidere di regolarsi?

In parte sì.

In parte no.

Possiamo scegliere di fermarci, respirare più lentamente, fare una passeggiata o prenderci una pausa.

Sono decisioni importanti.

Ma la regolazione non è un comando che possiamo impartire.

È una risposta che l’organismo sviluppa quando trova le condizioni per farlo. È così che la regolazione del sistema nervoso può svilupparsi nel tempo.

Per questo comprendere ciò che ci sta accadendo, pur essendo importante, spesso non basta.

Quante persone sanno perfettamente di essere sotto pressione e continuano comunque a sentirsi tese, stanche o in allerta?

L’organismo cambia attraverso ciò che vive con continuità.

Se per molto tempo ha imparato a funzionare in uno stato di tensione, vigilanza e adattamento continuo, difficilmente potrà cambiare soltanto perché abbiamo deciso che è arrivato il momento di farlo.

Come ogni altro apprendimento, anche questo richiede esperienza.

Ogni esperienza che gli permette di utilizzare meno energie per adattarsi alla pressione e più energie per recuperare, esplorare ed entrare in relazione gli insegna, poco alla volta, un modo diverso di funzionare.

Continuiamo a vivere giornate fatte di urgenza, accelerazione, prestazione e disponibilità continua.

Poi ci aspettiamo che impari recupero, flessibilità e regolazione.

Questa è una contraddizione.

È così che, poco alla volta, il cambiamento smette di essere un’intenzione e diventa un nuovo modo di funzionare.

Se è così che l’organismo impara, resta da capire quale sia il punto di accesso più diretto per offrirgli nuove esperienze capaci di modificare il suo modo di funzionare.

Perché il cambiamento parte dal corpo

Perché partire proprio dal corpo?

Perché non cercare di modificare direttamente i pensieri, le emozioni o i comportamenti?

La risposta non riguarda una tecnica particolare.

Riguarda il modo in cui funziona l’organismo.

La mente non controlla l’organismo quanto immaginiamo

Quando vogliamo cambiare qualcosa di noi stessi, quasi sempre partiamo dalla mente.

Pensiamo che, se riuscissimo a ragionare in modo diverso, a controllare meglio i pensieri o a convincerci che non c’è nulla di cui preoccuparsi, anche il resto dell’organismo finirebbe per seguirci.

È un’idea profondamente radicata.

Ma basta osservare alcune esperienze molto comuni per iniziare a metterla in discussione.

Ti dici di stare tranquillo, eppure il cuore continua a battere forte.

Sai che quella discussione è finita, ma la mente continua a tornarci.

Hai dormito poco, il giorno dopo il mondo è lo stesso, eppure tutto sembra più difficile.

Non è cambiata la realtà.

È cambiato il modo in cui il tuo organismo la sta vivendo.

Ed è proprio da qui che nasce una domanda.

Perché la mente, da sola, non riesce sempre a modificare il modo in cui l’organismo continua a funzionare?

La biologia precede la logica

L’organismo non è progettato per essere prima di tutto razionale.

È progettato per adattarsi.

Per questo, quando percepisce una pressione o una richiesta di adattamento importante, non aspetta che la mente decida cosa fare.

Comincia subito a modificare il proprio funzionamento: il respiro cambia, il battito accelera, i muscoli si preparano all’azione.

L’attenzione si concentra su ciò che ritiene prioritario.

Solo dopo la mente interpreta, valuta e cerca di dare un significato a quello che sta accadendo.

Non è un difetto del nostro organismo.

È una scelta evolutiva.

Se ogni volta dovessimo fermarci ad analizzare razionalmente una situazione prima di reagire, arriveremmo spesso troppo tardi.

Per questo l’organismo si prepara ad reagire ancora prima che la mente abbia completato la propria analisi.

La logica arriva dopo.

L’adattamento arriva prima.

Questo modo di funzionare è estremamente efficace quando la richiesta di adattamento è intensa ma temporanea.

Ma oggi molte delle richieste che affrontiamo non durano pochi secondi: scadenze continue, conflitti, responsabilità multiple.

In queste condizioni l’organismo continua a fare ciò per cui è stato progettato: adattarsi e reagire.

Per questo la mente può avere già capito. L’organismo, invece, può non avere ancora imparato a funzionare in modo diverso.

Il corpo aggiorna continuamente il sistema nervoso

Il corpo fornisce continuamente al sistema nervoso informazioni sul modo in cui l’organismo sta vivendo ciò che accade.

Lo fa attraverso il respiro, il tono muscolare, il movimento, le sensazioni provenienti dagli organi interni e molti altri segnali che il sistema nervoso registra continuamente.

Per questo il corpo non è soltanto il luogo in cui lo stress si manifesta.

È anche uno dei principali modi attraverso cui l’organismo raccoglie informazioni su sé stesso e sull’ambiente.

La mente può continuare a muoversi tra ciò che è successo e ciò che potrebbe accadere.

Il corpo, invece, racconta continuamente al sistema nervoso ciò che sta realmente vivendo, nel presente.

Quando il corpo continua a vivere tensione, rigidità o uno stato di allerta, anche il sistema nervoso continua a ricevere informazioni coerenti con quella condizione.

Quando invece il corpo inizia a fare esperienze diverse, anche le informazioni che raggiungono il sistema nervoso cambiano.

Il corpo come punto di accesso all’intero organismo

Se il sistema nervoso modifica continuamente il proprio funzionamento a partire dalle informazioni che riceve, diventa naturale chiedersi quale sia il punto di accesso più diretto per offrirgli informazioni nuove.

La risposta è il corpo.

Non perché il corpo sia più importante della mente.

Ma perché parla la stessa lingua dello stress.

Lo stress non è un pensiero.

È una risposta dell’organismo.

Si manifesta nel respiro, nel tono muscolare, nel battito e nel livello di attivazione dell’organismo.

La mente può pensare alla calma. Il corpo può farne esperienza.

La mente può pensare di essere al sicuro. Il corpo può smettere di restare in allerta.

Ed è quell’esperienza che permette al sistema nervoso di ricevere informazioni nuove e, poco alla volta, modificare il proprio funzionamento.

Per questo non partiamo dal corpo perché il problema sia nel corpo. Partiamo dal corpo perché rappresenta il punto di accesso più diretto all’intero organismo.

Da lì il cambiamento non rimane confinato al corpo.

Può estendersi progressivamente al modo in cui recuperiamo, pensiamo, reagiamo, viviamo le emozioni, entriamo in relazione e affrontiamo la vita di ogni giorno.

Per questo partire dal corpo non significa lavorare su una parte di noi. Significa intervenire nel punto da cui l’intero organismo può iniziare a funzionare in modo diverso.

È questo il significato della regolazione: favorire il ritorno a un funzionamento più flessibile, capace di adattarsi alle richieste della vita senza restare bloccato nella pressione continua.

Il protagonista del cambiamento è l’organismo

Se la regolazione è un processo biologico, allora anche il cambiamento nasce dall’organismo.

Non è il professionista a produrlo.

Non è una tecnica a produrlo.

È l’organismo che, quando trova le condizioni favorevoli, modifica progressivamente il proprio funzionamento.

È lui che torna a recuperare.

A utilizzare le proprie energie in modo diverso.

A reagire con maggiore flessibilità alle richieste della vita.

Per questo il ruolo del professionista non è aggiungere qualcosa all’organismo.

È comprendere il momento che sta attraversando, creare le condizioni più favorevoli alla regolazione e accompagnarne il processo, rispettandone tempi e modalità.

Da questa prospettiva nasce anche la scelta degli strumenti.

Lo Shiatsu e la mindfulness non producono la regolazione del sistema nervoso.

La sostengono.

Attraverso il contatto, la percezione del corpo, il respiro, la presenza e la continuità dell’esperienza, l’organismo può ritrovare progressivamente condizioni più favorevoli al proprio funzionamento.

Il mio lavoro non consiste nel produrre il cambiamento.

Consiste nel creare le condizioni perché l’organismo possa ritrovare, poco alla volta, la capacità di funzionare in modo diverso.

Per altri post sui seguenti argomenti clicca un tag.

Regolazione psicofisicaStress cronico

Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

Questo articolo ha 0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante torna in alto