L’ansia è un’esperienza che tutti conosciamo.
Può comparire prima di una decisione importante, di un cambiamento, di un esame o di una situazione percepita come incerta.
In molti casi è una risposta naturale dell’organismo.
Il problema nasce quando l’ansia diventa così frequente o intensa da occupare gran parte dello spazio mentale e condizionare la vita quotidiana.
In questi momenti la reazione più comune è cercare di farla sparire il prima possibile.
Eppure è proprio qui che spesso si attiva un meccanismo che finisce per mantenerla viva.
Il problema non è sentire ansia
Quando compare l’ansia, l’attenzione si concentra immediatamente sulle sensazioni più sgradevoli.
Il battito accelera.
La respirazione cambia.
La mente inizia a produrre pensieri e preoccupazioni.
Si cerca allora di capire cosa stia succedendo e come tornare rapidamente a stare bene.
Questo è del tutto comprensibile.
Tuttavia il problema non è sempre la presenza dell’ansia in sé.
Spesso diventa determinante il modo in cui entriamo in relazione con essa.
Quando iniziamo a lottare contro ciò che proviamo
Molte persone reagiscono all’ansia cercando di controllarla.
Tentano di bloccare i pensieri.
Di eliminare le emozioni spiacevoli.
Di evitare le situazioni che potrebbero attivarla.
Oppure passano molto tempo a monitorare continuamente ciò che accade dentro di sé.
Il risultato è che l’attenzione resta costantemente concentrata sull’ansia.
Più cerchiamo di controllarla, più rischiamo di alimentarla.
Più tentiamo di non sentirla, più ogni segnale diventa importante.
L’ansia si alimenta attraverso gli automatismi
L’ansia raramente è sostenuta da un singolo elemento.
Più spesso si alimenta attraverso una serie di automatismi che si rinforzano reciprocamente.
Un pensiero genera preoccupazione.
La preoccupazione aumenta la tensione nel corpo.
La tensione aumenta il senso di allarme.
L’allarme genera nuovi pensieri e nuove preoccupazioni.
Questo processo può diventare così rapido da sembrare inevitabile.
E spesso continua ad alimentarsi anche quando non esiste un pericolo reale nel momento presente.
Cosa cambia con la consapevolezza
La consapevolezza non cerca di eliminare l’ansia.
Insegna ad osservare ciò che sta accadendo mentre accade.
I pensieri.
Le emozioni.
Le sensazioni corporee.
Le reazioni automatiche.
Gradualmente diventa possibile riconoscere questi processi con maggiore chiarezza.
E quando iniziamo ad accorgerci di come funzionano, smettiamo poco alla volta di esserne completamente trascinati.
La mindfulness non serve a far sparire l’ansia
Una delle idee più diffuse è che la mindfulness serva a rilassarsi o a eliminare l’ansia.
In realtà il suo obiettivo è diverso.
La pratica sviluppa la capacità di restare presenti all’esperienza senza reagire automaticamente ad ogni pensiero, emozione o sensazione.
Questo non significa che l’ansia scompaia immediatamente.
Significa sviluppare una relazione diversa con ciò che stiamo vivendo.
Una relazione caratterizzata da maggiore presenza, chiarezza e stabilità.
Perché da qui può iniziare un cambiamento reale
Quando l’ansia smette di essere l’unica cosa che occupa la nostra attenzione, qualcosa cambia.
La mente diventa meno affollata.
Il corpo può recuperare più facilmente.
Le emozioni vengono vissute con maggiore equilibrio.
Le situazioni difficili continuano a esistere, ma non determinano più ogni nostra reazione.
Per questo la consapevolezza non rappresenta semplicemente una tecnica per stare meglio.
È uno strumento che permette di conoscere più a fondo i propri meccanismi interiori e di sviluppare una maggiore libertà di scelta nel modo di affrontare ciò che la vita porta con sé.
Ed è proprio da questa maggiore consapevolezza che può iniziare un cambiamento reale nel modo di vivere l’ansia.

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