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Shiatsu e recupero da infortuni sportivi: una prospettiva sistemica.

Un infortunio riguarda una parte del corpo, ma a recuperare è l’intero organismo. Ecco perché lo Shiatsu può offrire una prospettiva diversa.

Shiatsu per il recupero da infortuni sportivi - immagine di ragazzo e ragazza durante infortunio sportivo

Lo sport sottopone continuamente il corpo a sollecitazioni alle quali deve rispondere e adattarsi.

Allenamento e competizione richiedono forza, mobilità e coordinazione, ma anche la capacità di recuperare dopo lo sforzo, ridurre le tensioni accumulate e tornare nelle condizioni necessarie per affrontare una nuova richiesta.

Da questo punto di vista, lo Shiatsu può rappresentare un lavoro corporeo interessante anche per chi pratica sport, sia nelle fasi di recupero dopo lo sforzo sia quando sono presenti tensioni e affaticamento.

Ma è soprattutto quando compare un infortunio che la prospettiva dello Shiatsu mostra una caratteristica particolare.

L’infortunio può essere localizzato, ma il recupero è un processo che coinvolge la persona e l’organismo nel loro insieme.

Shiatsu e sport: non soltanto in presenza di un infortunio

Ogni allenamento sottopone l’organismo a un carico. Muscoli, articolazioni e tessuti vengono sollecitati, aumenta il dispendio di energie e alcune zone possono mantenere tensioni legate ai gesti ripetuti o all’intensità dello sforzo.

Ma allenarsi non significa soltanto sottoporre il corpo a uno stimolo. Significa anche permettergli di recuperare da quello stimolo.

È proprio in questa fase che lo Shiatsu può trovare spazio anche in assenza di un infortunio.

Attraverso un trattamento adattato alla condizione della persona, è possibile lavorare sulle zone maggiormente affaticate o tese e, allo stesso tempo, favorire una condizione più generale di distensione e recupero.

L’obiettivo non è correggere continuamente il corpo né prevenire qualsiasi possibile problema, ma accompagnare l’alternanza tra carico e recupero che fa parte dell’attività sportiva.

Perché la prestazione non dipende soltanto da quanto siamo capaci di chiedere al corpo.

Dipende anche da quanto siamo capaci di restituirgli ciò che gli serve per essere pronto a farlo di nuovo.

Un infortunio è locale, il recupero è sistemico

Quando avviene un infortunio, l’attenzione si concentra inevitabilmente sulla struttura interessata.

Una distorsione riguarda una determinata articolazione. Una lesione muscolare interessa un determinato tessuto. Un trauma può avere una localizzazione molto precisa.

Il recupero, però, non avviene in quella struttura isolata dal resto dell’organismo.

È l’intero organismo a partecipare ai processi necessari al recupero.

Il sistema circolatorio, linfatico, immunitario, nervoso ed endocrino, insieme ai processi metabolici, sono alcuni esempi di una rete di funzioni molto più ampia che partecipa, con ruoli differenti, alla risposta al trauma, alla riparazione, all’adattamento e al progressivo ritorno all’attività.

Nel frattempo, anche il resto del corpo si adatta.

Se una gamba non può essere caricata normalmente, cambia il modo di appoggiare il piede e distribuire il peso. Se un movimento provoca dolore, tendiamo spontaneamente a modificarlo o a evitarlo. Una parte del corpo può lavorare maggiormente per compensarne un’altra.

Possono così comparire rigidità e tensioni anche lontano dalla zona interessata dall’infortunio.

Per questo una prospettiva sistemica non guarda soltanto dove è avvenuto il trauma, ma anche a ciò che sta accadendo nell’organismo nel suo insieme mentre il recupero procede.

Lavorare sul resto del corpo per sostenere il recupero

Questa prospettiva modifica anche il modo di intendere il trattamento.

Nello Shiatsu non è necessario lavorare direttamente sulla zona infortunata.

In presenza di trauma, dolore o infiammazione, soprattutto nelle fasi in cui una pressione locale non è appropriata, il trattamento può rivolgersi al resto del corpo e lavorare a distanza dall’area interessata.

Questo è possibile anche grazie alle caratteristiche della pressione Shiatsu.

La pressione è statica, perpendicolare e progressiva.

Non utilizza sfregamenti e non cerca necessariamente di manipolare direttamente il muscolo o la struttura interessata.

Intensità e modalità vengono adattate alla condizione della persona e delle diverse zone trattate.

Questa modalità permette di costruire un lavoro che interessa l’intero corpo anziché concentrare continuamente lo stimolo nel punto in cui si manifesta il problema.

Nel lavoro tradizionale Shiatsu possono inoltre essere utilizzate strategie differenti in relazione alla condizione che si incontra: disperdere dove prevale una condizione di eccesso, tonificare dove emerge una condizione di carenza e lavorare per favorire il drenaggio da una zona senza intervenire necessariamente direttamente su di essa.

In questa prospettiva il trattamento cerca di mobilizzare e favorire una redistribuzione delle risorse, lavorando sulle relazioni tra zone e funzioni differenti.

Lo Shiatsu non ripara direttamente il tessuto lesionato, ma favorisce le condizioni e la disponibilità delle risorse di cui l’organismo ha bisogno per sostenere i propri processi di riparazione e recupero.

Recuperare significa anche avere risorse disponibili

Recuperare richiede risorse.

Un organismo deve contemporaneamente sostenere i normali processi della vita quotidiana, adattarsi alle conseguenze dell’infortunio e mettere in atto i processi coinvolti nel recupero.

La condizione complessiva nella quale tutto questo avviene può essere molto differente da persona a persona.

Essere profondamente affaticati, continuare a mantenere molta tensione, attraversare un periodo di forte pressione o dormire male significa trovarsi in una condizione diversa rispetto a quando esiste una buona alternanza tra attività e recupero.

È anche in questo senso che nello Shiatsu possiamo parlare di condizione energetica.

Nella lettura tradizionale questa viene interpretata attraverso il Ki e le relazioni tra i meridiani, osservando condizioni di maggiore pienezza o carenza e utilizzando strategie di tonificazione e dispersione.

Ma parlare di condizione energetica significa considerare più ampiamente anche il modo in cui una persona esprime tono, vitalità, forza disponibile e capacità di recuperare.

Questo linguaggio appartiene al modello tradizionale dello Shiatsu e non deve essere confuso con quello della fisiologia occidentale.

Le due prospettive possono però farci osservare la stessa persona da angolazioni differenti: non soltanto ciò che è lesionato, ma le condizioni complessive nelle quali l’organismo sta cercando di recuperare.

Anche il sonno entra inevitabilmente in questa prospettiva.

Dormire e riposare fanno parte dei processi attraverso i quali l’organismo recupera dallo sforzo.

Durante un periodo di infortunio, favorire condizioni di minore tensione e una migliore alternanza tra attività e riposo può quindi assumere un’importanza particolare.

Lo Shiatsu può inserirsi anche in questa dimensione, lavorando sullo stato generale della persona e favorendo condizioni di rilassamento e recupero.

Un infortunio ha anche una dimensione emotiva

Per chi pratica sport, un infortunio raramente rappresenta soltanto un problema fisico.

Può significare interrompere improvvisamente un’attività importante, perdere temporaneamente una capacità sulla quale si faceva affidamento o non sapere quando sarà possibile tornare al proprio livello precedente.

Possono comparire frustrazione, rabbia, paura, impazienza, preoccupazione e perdita di fiducia nel proprio corpo.

Sappiamo anche dall’esperienza quotidiana che uno stato emotivo modifica il corpo: può cambiare il respiro, aumentare o diminuire il tono muscolare, modificare il movimento e influenzare il modo in cui percepiamo determinate sensazioni.

Ma nella prospettiva tradizionale da cui deriva lo Shiatsu, la relazione tra emozioni e corpo è ancora più profonda e sistemica.

Le medicine tradizionali cinesi descrivono infatti emozioni, funzioni dell’organismo e strutture corporee come manifestazioni differenti di uno stesso sistema di relazioni.

Rabbia, paura, tristezza, ansia o rimuginio non vengono quindi considerate soltanto stati psicologici: quando diventano persistenti o perdono equilibrio, possono influenzare, secondo questo modello, le funzioni e i tessuti ai quali sono associate.

Emozioni e corpo nella medicina cinese: quali sono le corrispondenze?

La rabbia viene tradizionalmente messa in relazione con il sistema del Fegato e con tendini e legamenti; la paura e l’ansia con il Rene e le ossa e i sistemi nervoso ed endocrino; la tristezza con il Polmone, la respirazione e la pelle; pensiero e rimuginio con la Milza e la capacità di nutrire e sostenere muscoli e tessuti.

Non si tratta di corrispondenze anatomiche nel senso della medicina occidentale, ma di relazioni funzionali proprie del modello delle medicine cinesi, attraverso le quali viene interpretato il modo in cui aspetti fisici, energetici ed emotivi possono influenzarsi reciprocamente.

Questo assume un significato particolare durante il recupero da un infortunio.

La condizione emotiva della persona non rappresenta soltanto una conseguenza psicologica di ciò che è accaduto: nella lettura sistemica dello Shiatsu entra a far parte della condizione complessiva sulla quale si lavora.

Attraverso la valutazione e il trattamento dei meridiani, lo Shiatsu cerca quindi di riequilibrare anche quelle relazioni energetiche alle quali, secondo il modello tradizionale, corrispondono contemporaneamente manifestazioni emotive e corporee.

L’obiettivo non è “eliminare” un’emozione, ma recuperare maggiore equilibrio nel sistema di cui quell’emozione e le sue corrispondenze corporee fanno parte.

In questo senso, lavorare sulla dimensione emotiva e lavorare sul corpo non rappresentano necessariamente due interventi distinti.

Nella prospettiva sistemica dello Shiatsu sono due aspetti della stessa persona.

Shiatsu e riabilitazione: ruoli differenti e complementari

Proprio perché stiamo parlando di infortuni, è importante mantenere chiara una distinzione.

Lo Shiatsu non sostituisce una diagnosi medica e non sostituisce la fisioterapia o un percorso riabilitativo quando sono necessari.

L’operatore Shiatsu non deve stabilire la natura di una lesione, decidere quando un atleta possa tornare all’attività o sostituirsi ai professionisti sanitari che si occupano direttamente del recupero funzionale.

Il suo campo di lavoro è differente.

Mentre il percorso sanitario e riabilitativo interviene sulla lesione e sul recupero della funzione, lo Shiatsu può affiancarlo lavorando sulla condizione complessiva della persona e sugli adattamenti che accompagnano il recupero.

Non sono quindi due alternative per risolvere lo stesso problema.

Possono rappresentare interventi differenti all’interno di un processo nel quale la struttura lesionata deve recuperare, ma contemporaneamente l’intera persona deve adattarsi e tornare progressivamente alle proprie possibilità.

Anche La Gazzetta dello Sport ha dedicato un approfondimento allo Shiatsu in ambito sportivo, offrendo un’ulteriore prospettiva sul suo utilizzo con gli atleti.

Lo shiatsu, il massaggio olistico per gli sportivi: i benefici sono immediati – La Gazzetta dello Sport

Una prospettiva sistemica sul recupero

Considerare il recupero da una prospettiva sistemica significa quindi andare oltre la domanda:

“Dove si trova l’infortunio?”

e aggiungerne un’altra:

“In quale condizione si trova la persona che deve recuperare?”

Come si è adattato il resto del corpo? Quali tensioni sono comparse? Qual è il livello generale di affaticamento? Quante risorse sono disponibili? La persona riesce a riposare e recuperare? Come sta vivendo emotivamente ciò che è accaduto?

Lo Shiatsu porta nel recupero sportivo proprio questa prospettiva.

Non sostituisce il lavoro necessario sulla lesione e non pretende di accelerare artificialmente i tempi dell’organismo.

Considera la parte all’interno dell’insieme e lavora sulle condizioni fisiche, energetiche ed emotive nelle quali il recupero sta avvenendo.

Perché un infortunio può riguardare una parte del corpo.

Ma a recuperare è sempre la persona intera.

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Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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