Ci sono periodi dell’anno in cui sembra che il corpo faccia più fatica a seguirci.
Ti senti più stanca e senza energie, fai più fatica a concentrarti oppure ti accorgi che il sonno è cambiato. In altri casi possono comparire irritabilità o cambiamenti dell’umore, mal di testa, variazioni dell’appetito, disturbi digestivi oppure possono farsi sentire maggiormente dolori muscolari e articolari.
È quello che comunemente chiamiamo “soffrire il cambio di stagione”.
Questi disturbi non si presentano necessariamente tutti insieme e possono variare molto da persona a persona. Sono generalmente transitori e tra i fattori che possono contribuire alla loro comparsa ci sono proprio i cambiamenti di luce, temperatura e condizioni ambientali ai quali il nostro organismo deve progressivamente adattarsi.
Per capire perché può accadere dobbiamo considerare che il nostro organismo non funziona indipendentemente dall’ambiente nel quale vive.
Il nostro organismo registra ciò che cambia intorno a noi
Uno dei cambiamenti più evidenti tra una stagione e l’altra riguarda la luce.
La luce è uno dei principali segnali attraverso i quali il nostro organismo sincronizza i ritmi circadiani, coinvolti nella regolazione del ciclo sonno-veglia e di numerosi processi fisiologici.
Quando cambiano la durata delle giornate e gli orari in cui siamo esposti alla luce, cambiano quindi anche alcune delle informazioni alle quali il nostro organismo risponde.
Ma non cambia soltanto la luce. Cambiano temperatura, condizioni meteorologiche, tempo trascorso all’aperto e spesso anche alcune delle nostre abitudini.
Persino la percezione del dolore può mostrare una relazione con le condizioni ambientali. Lo studio Cloudy with a Chance of Pain, condotto su persone con dolore cronico, ha rilevato associazioni modeste tra dolore riferito e alcune variabili meteorologiche, come umidità, pressione atmosferica e vento.
Questo non significa che il maltempo provochi necessariamente dolore o che il cambio di stagione sia la causa di qualsiasi disturbo compaia in quel periodo.
Significa che il nostro organismo continua a regolare il proprio funzionamento anche in relazione alle condizioni nelle quali vive.
E mentre queste condizioni cambiano, c’è qualcosa che spesso cambia molto meno: la nostra giornata.
Le stagioni cambiano. I nostri ritmi molto meno
La luce cambia. La temperatura cambia. Il nostro organismo si adatta.
La sveglia, invece, continua a suonare alla stessa ora.
Il lavoro mantiene gli stessi orari, gli impegni rimangono, le responsabilità non diminuiscono perché per qualche giorno dormiamo peggio o ci sentiamo più stanche.
Naturalmente non possiamo riorganizzare completamente la nostra vita ogni volta che arriva l’autunno o la primavera.
Ma possiamo trovarci a dover sostenere gli stessi ritmi mentre cambiano le condizioni intorno a noi e il nostro organismo modifica il proprio funzionamento per adattarsi.
Se recuperiamo un po’ meno, ma dobbiamo continuare a fare le stesse cose, quella differenza deve essere compensata.
Ed è spesso proprio quello che cerchiamo di fare.
Quando cerchiamo di continuare a funzionare come prima
Quando ci sentiamo più stanche possiamo spingerci un po’ di più per arrivare comunque alla fine della giornata. Dormire peggio può portarci a preoccuparci del sonno e a cercare continuamente di controllarlo. Una minore concentrazione può essere compensata aumentando lo sforzo.
Sono risposte comprensibili e, per un certo periodo, possono anche funzionare.
Ma hanno un costo.
Alla difficoltà iniziale può aggiungersi lo sforzo necessario per compensarla.
Possiamo così arrivare a fine giornata esauste ma ancora tese, avere bisogno di recuperare senza riuscire realmente a rallentare oppure aumentare progressivamente lo sforzo proprio mentre le nostre energie diminuiscono.
Quello che inizialmente era un problema di adattamento al cambio di stagione può così trasformarsi in una condizione più complessa, che nasce dall’intreccio tra ciò che sta cambiando intorno a noi, il modo in cui il nostro organismo si sta adattando e le risposte che mettiamo in atto per continuare a funzionare come prima.
A quel punto, ciò che accade sul piano fisico può influenzare l’umore e il modo di pensare, mentre ciò che viviamo sul piano mentale ed emotivo può a sua volta modificare il modo in cui il corpo reagisce e affronta questo periodo.
Perché lo Shiatsu può essere utile durante il cambio di stagione
Immaginiamo tre persone che arrivano tutte dicendo:
“Soffro molto il cambio di stagione.”
Una persona può sentirsi soprattutto scarica e senza energie, con un sonno irregolare e la sensazione di recuperare con maggiore difficoltà.
Un’altra può accorgersi che dolori e rigidità che già conosce tornano a farsi sentire maggiormente, magari insieme a mal di testa o maggiore tensione muscolare, mentre per il resto continua a svolgere normalmente le proprie attività.
La terza può invece accorgersi soprattutto di disturbi gastrointestinali, come gonfiore, digestione più difficile, acidità oppure cambiamenti nella regolarità intestinale e nell’appetito.
In tutti e tre i casi potremmo parlare genericamente di difficoltà legate al cambio di stagione, ma la condizione con cui queste persone arrivano a un trattamento Shiatsu è molto diversa.
Il cambiamento stagionale, infatti, non riguarda necessariamente una singola funzione dell’organismo e non produce una risposta identica in tutte le persone. Sonno, energia, digestione, regolarità intestinale, dolore, umore e attività mentale possono essere coinvolti in combinazioni differenti.
Per questo non esiste un trattamento standard per l’autunno, per la primavera o per la cosiddetta “stanchezza da cambio di stagione”.
Il trattamento parte dalla persona e da come quella persona sta vivendo quel particolare momento.
Per comprenderlo, nello Shiatsu utilizziamo innanzitutto il colloquio, che permette di conoscere ciò che sta vivendo, quali cambiamenti ha notato e in quale momento della propria vita si trova. Il contatto aggiunge poi altre informazioni: la tensione dei tessuti, le aree più sensibili o reattive, la risposta alla pressione e il modo in cui il corpo risponde durante il trattamento.
È l’insieme di queste informazioni a orientare il lavoro, permettendo di adattare le pressioni e il trattamento alla condizione che incontriamo in quel momento.
Il cambio di stagione coinvolge anche pensiero ed emozioni
Partire dal corpo non significa occuparsi soltanto del corpo.
Il cambio di stagione può coinvolgere aspetti differenti della nostra esperienza. Può modificarsi l’energia, il sonno o la percezione di alcuni disturbi fisici, ma possono cambiare anche l’umore e il modo in cui funziona la nostra mente.
In alcuni periodi possiamo accorgerci di rimuginare maggiormente sugli stessi problemi, avere una mente più dispersiva e affollata di pensieri oppure, al contrario, sentirci mentalmente rallentate, meno lucide e fare più fatica a concentrarci. Anche il nostro modo abituale di affrontare ciò che accade può diventare più rigido, rendendo più difficile adattarci ai cambiamenti.
Anche il tono emotivo può cambiare. Possiamo sentirci più irritabili e reagire maggiormente a piccoli contrattempi, attraversare momenti di malinconia apparentemente senza una ragione precisa oppure sentirci più vulnerabili e instabili emotivamente. In altri casi può prevalere una sensazione di apatia, con meno interesse e motivazione verso ciò che normalmente ci coinvolge.
Questi cambiamenti nel pensiero e nell’umore fanno parte, insieme a ciò che accade nel corpo, della condizione complessiva con cui la persona attraversa quel periodo.
Per questo, nello Shiatsu, partire dal corpo non significa considerarlo separatamente da ciò che la persona sta vivendo sul piano mentale ed emotivo.
Lo Shiatsu non tratta la stagione
I disturbi legati al cambio di stagione possono manifestarsi in modi diversi e coinvolgere contemporaneamente corpo, sonno, energia, pensiero e umore.
Questi aspetti, però, non funzionano separatamente. Dormire male può influenzare l’umore e la concentrazione, una maggiore tensione può renderci più irritabili e uno stato di preoccupazione può rendere più difficile rilassarsi e recuperare.
Ciò che accade su un piano può quindi influenzare anche gli altri, contribuendo alla condizione complessiva con cui attraversiamo il cambio di stagione.
È su questa condizione che può lavorare lo Shiatsu, partendo dal corpo attraverso il contatto e la pressione, senza isolare un singolo disturbo dal resto della persona.
Non è quindi l’autunno o la primavera a stabilire quale trattamento riceverai.
È la tua condizione in quel momento a orientarlo.
Perché lo Shiatsu non tratta il cambio di stagione.
Tratta la persona che lo sta attraversando.

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