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Shiatsu: benefici, limiti e l’importanza di un professionista qualificato

Come lavora lo shiatsu, quali sono i suoi limiti e perché la formazione dell'operatore può fare la differenza nell'esperienza del trattamento.

Operatore shiatsu esegue uno stretching della schiena su un ricevente in posizione laterale
Lo Shiatsu spiegato per tutti
1. Cos’è lo Shiatsu
2. Breve storia dello Shiatsu: origini e sviluppo della tecnica
3. La seduta di trattamento Shiatsu
4. Ridurre il dolore con lo Shiatsu
5. Shiatsu benefici e controindicazioni
6. Lo Shiatsu non è un massaggio: l’arte del tocco consapevole
7. Sensazioni dopo trattamento Shiatsu
8. Shiatsu: benefici, limiti e l’importanza di un professionista qualificato

Negli ultimi anni sempre più persone si sono avvicinate allo shiatsu per affrontare tensioni muscolari, stress, insonnia o semplicemente per ritagliarsi uno spazio di ascolto e recupero.

Questa crescente diffusione rappresenta sicuramente un aspetto positivo.

Allo stesso tempo rende ancora più importante comprendere che cosa sia realmente lo shiatsu, come lavora e perché la preparazione dell’operatore abbia un ruolo fondamentale.

Quando si parla di shiatsu, infatti, non si sceglie soltanto una tecnica.

Si sceglie anche la formazione, l’esperienza e la sensibilità professionale della persona che la pratica.

Perché non tutti i trattamenti shiatsu sono uguali

Molte persone immaginano lo shiatsu come una semplice sequenza di pressioni applicate sul corpo.

In realtà dietro ogni trattamento esiste un modo diverso di osservare la persona, ascoltare i suoi bisogni e costruire l’intervento.

Due operatori possono utilizzare strumenti simili e offrire esperienze molto differenti.

La qualità di un trattamento non dipende soltanto dalla tecnica utilizzata, ma anche dalla capacità di leggere la situazione, adattarsi alla persona e lavorare nel rispetto delle sue condizioni.

Per questo motivo è importante non considerare lo shiatsu come qualcosa di standardizzato o uguale in ogni contesto.

Lo shiatsu non lavora sulla malattia ma sulla persona

Una delle difficoltà più frequenti quando si parla di shiatsu nasce dal tentativo di inserirlo all’interno delle categorie abitualmente utilizzate dalla medicina.

Lo shiatsu non si occupa della malattia nel senso tradizionale del termine.

Non lavora sulla diagnosi.

Non interviene direttamente sul sintomo.

Lavora sulla persona nella sua globalità.

L’obiettivo è sostenere le capacità di adattamento, autoregolazione e recupero dell’equilibrio dell’organismo.

Per questo motivo può essere utilizzato in situazioni molto diverse tra loro.

Oggi lo shiatsu viene praticato da persone che desiderano migliorare il proprio benessere generale, ma trova spazio anche in condizioni croniche, percorsi di sostegno, contesti ospedalieri, cure palliative e situazioni di particolare fragilità.

Il punto non è stabilire per quali problemi sia adatto.

Il punto è comprendere come lavora.

Quando è necessaria prudenza

Sebbene lo shiatsu sia generalmente ben tollerato, esistono alcune situazioni che richiedono particolare attenzione.

Tra queste:

  • febbre e stati influenzali
  • infiammazioni acute
  • traumi recenti
  • fratture o lesioni non stabilizzate
  • alcune condizioni mediche che richiedono valutazioni specifiche

Nel caso di traumi recenti, fratture o lesioni non stabilizzate, si evita generalmente di intervenire direttamente sulla zona interessata. Il trattamento può tuttavia essere adattato e svolto su altre parti del corpo, nel rispetto della condizione della persona e dei tempi di recupero.

In presenza di patologie importanti è sempre opportuno informare l’operatore e confrontarsi preventivamente con il proprio medico.

La prudenza non rappresenta un limite dello shiatsu.

Rappresenta piuttosto una forma di rispetto verso la persona e la sua condizione.

Il limite non è sempre nello shiatsu

Negli ultimi anni l’interesse della ricerca scientifica verso lo shiatsu è cresciuto progressivamente.

Tuttavia studiare una pratica che lavora sulla persona nella sua complessità non è semplice.

Molti degli aspetti che i riceventi riportano dopo un trattamento riguardano esperienze soggettive difficili da misurare con gli strumenti utilizzati abitualmente dalla ricerca clinica.

La maggiorata percezione di sé.

Il senso di equilibrio ritrovato.

La qualità della relazione con il proprio corpo.

La capacità di riconoscere e gestire emozioni e tensioni.

La sensazione di sentirsi più presenti e meno frammentati.

Questo non significa che tali aspetti non esistano.

Significa semplicemente che non sempre risultano facilmente quantificabili.

Per questo motivo ridurre lo shiatsu esclusivamente a ciò che oggi è misurabile rischia di offrire una visione parziale di ciò che accade durante un trattamento.

Perché la formazione dell’operatore conta davvero

Una delle convinzioni più diffuse è che lo shiatsu sia una tecnica relativamente semplice da apprendere.

In realtà una formazione seria richiede almeno 3 anni di studio, pratica, supervisione e aggiornamento continuo.

L’operatore non deve semplicemente conoscere una serie di manovre.

Deve sviluppare capacità di osservazione, ascolto, percezione, relazione e adattamento alle diverse situazioni che incontra.

Per questo motivo è importante informarsi sul percorso formativo dell’operatore e sulla qualità della scuola frequentata.

La formazione continua rappresenta inoltre una garanzia importante di crescita professionale e aggiornamento.

Come orientarsi nella scelta di un operatore

In Italia esistono associazioni e federazioni professionali che riuniscono operatori che hanno completato specifici percorsi formativi e che aderiscono a criteri professionali e deontologici.

L’iscrizione a una federazione non rappresenta da sola una garanzia assoluta di qualità, ma può essere un elemento utile per valutare il percorso professionale dell’operatore.

Tra le principali organizzazioni di riferimento nel settore troviamo:

  • FISieo (Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori)
  • APOS (Associazione Professionale Operatori e Insegnanti Shiatsu)
  • COS (Coordinamento Operatori Shiatsu)

Prima di iniziare un percorso può essere utile informarsi sulla formazione dell’operatore, sugli anni di esperienza e sull’eventuale appartenenza a una di queste organizzazioni professionali.

Quali domande fare prima di iniziare

Prima di affidarti a un operatore può essere utile fare alcune semplici domande:

  • Dove ti sei formato?
  • Da quanto tempo pratichi?
  • Continui ad aggiornarti professionalmente?
  • Fai parte di associazioni o federazioni professionali?
  • Hai esperienza con problematiche simili alle mie?

Un professionista serio non avrà difficoltà a rispondere in modo chiaro e trasparente.

Una scelta che va oltre la tecnica

Dopo 24 anni di pratica e 16 di insegnamento professionale dello shiatsu ho imparato che la qualità di un trattamento non dipende soltanto dalla tecnica utilizzata.

Dipende anche dalla preparazione, dall’esperienza e dalla capacità dell’operatore di adattare il proprio intervento alla persona che ha davanti.

Quando scegli un trattamento shiatsu non stai scegliendo soltanto una tecnica.

Stai scegliendo anche la sensibilità percettiva, il percorso formativo, l’esperienza e il bagaglio professionale della persona che lo pratica.

Lo shiatsu lavora attraverso il contatto, ma ciò che rende significativo quel contatto non è soltanto la tecnica.

È la capacità dell’operatore di incontrare la persona che ha davanti, comprenderne la condizione e adattare il proprio intervento alle sue reali necessità.

È qui che la preparazione professionale assume il suo valore più profondo.

Per questo motivo vale la pena dedicare qualche minuto a informarsi, fare domande e conoscere meglio il professionista a cui si decide di affidarsi.

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Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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