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Ridurre il dolore con lo Shiatsu

Perché lo Shiatsu può aiutare a ridurre il dolore lavorando non soltanto su ciò che fa male, ma sulla condizione complessiva della persona.

Persona con dolore nella zona lombare e mano appoggiata sulla schiena
Lo Shiatsu spiegato per tutti
1. Cos’è lo Shiatsu
2. Breve storia dello Shiatsu: origini e sviluppo della tecnica
3. La seduta di trattamento Shiatsu
4. Ridurre il dolore con lo Shiatsu
5. Shiatsu benefici e controindicazioni
6. Lo Shiatsu non è un massaggio: l’arte del tocco consapevole
7. Sensazioni dopo trattamento Shiatsu
8. Shiatsu: benefici, limiti e l’importanza di un professionista qualificato

Quando qualcosa fa male, la prima richiesta è semplice: “vorrei non sentire più dolore”.

Può essere la schiena che continua a dare fastidio, una cervicale che limita i movimenti, una spalla o un ginocchio dolorante. Ma il dolore può presentarsi anche come mal di testa, bruciore o dolore gastrico, tensione addominale e altri disturbi che non riguardano necessariamente muscoli e articolazioni.

E non tutto il dolore che viviamo è necessariamente fisico.

Possiamo stare male anche per ciò che stiamo attraversando emotivamente nella nostra vita.

Qualunque forma assuma, quando il dolore comincia a pesare sulla nostra vita nasce naturalmente il bisogno di trovare qualcosa che possa darci sollievo.

Ed è spesso proprio il dolore a portare una persona a provare per la prima volta lo Shiatsu.

Nella mia esperienza professionale, lo Shiatsu può essere particolarmente efficace nel ridurre il dolore.

Ma come può una pressione esercitata con le mani sul corpo produrre un effetto sul dolore?

Per comprenderlo, dobbiamo guardare a ciò che accade nell’organismo quando riceve questo tipo di stimolo.

Gli effetti della pressione shiatsu

Quando una zona fa male, potremmo pensare che per ridurre il dolore sia necessario intervenire direttamente su ciò che lo provoca: sciogliere una contrattura, liberare un’articolazione o agire sul tessuto irritato.

Ma il dolore che percepiamo non dipende soltanto da ciò che sta accadendo nei tessuti.

Possiamo accorgercene anche nella vita quotidiana. Se urtiamo una parte del corpo, per esempio, spesso la prima cosa che facciamo spontaneamente è toccarla o massaggiarla. Quel gesto non modifica ciò che è appena accaduto, eppure il contatto può modificare ciò che sentiamo.

Questo accade perché il contatto e la pressione producono a loro volta informazioni sensoriali. I recettori presenti nella pelle e nei tessuti trasformano lo stimolo meccanico in segnali nervosi che vengono trasmessi al sistema nervoso.

Qui le informazioni provenienti dalla zona dolorante non vengono elaborate da sole, ma insieme agli altri segnali che arrivano dal corpo. L’interazione tra questi segnali può contribuire a modulare la trasmissione e la percezione del dolore.

Uno dei modelli che ha contribuito a comprendere questo meccanismo è la Gate Control Theory, secondo la quale gli stimoli sensoriali non dolorosi possono interferire con la trasmissione dei segnali nocicettivi.

Questo non significa che lo Shiatsu semplicemente “chiuda il cancello del dolore”. Ci permette però di comprendere un principio importante: la pressione non agisce soltanto meccanicamente sui tessuti, ma rappresenta anche uno stimolo sensoriale elaborato dal sistema nervoso.

Come risponde il corpo alla pressione Shiatsu

Per comprendere questa risposta è utile partire da come viene esercitata la pressione nello Shiatsu.

L’operatore non utilizza la forza muscolare per premere, non esercita pressioni brusche e non manipola i tessuti.

La pressione viene portata utilizzando il peso del corpo ed è statica, perpendicolare e costante: entra gradualmente, viene mantenuta per un certo tempo e poi rilasciata, adattandone continuamente profondità e intensità alla persona e alla zona trattata.

Se lavoriamo, per esempio, su una zona cervicale molto tesa e dolorante, inizialmente anche una pressione relativamente leggera può essere percepita in modo intenso. Mentre viene mantenuta, però, la risposta può cambiare: la tensione può diminuire e la stessa pressione può diventare progressivamente più tollerabile.

Ciò che cambia nel corpo modifica a sua volta le informazioni che continuano ad arrivare al sistema nervoso. La zona non sta più comunicando esattamente la stessa condizione presente all’inizio della pressione.

Si crea così un processo continuo: la pressione produce uno stimolo, il sistema nervoso riceve ed elabora le informazioni che ne derivano e la risposta dell’organismo produce, a sua volta, nuove informazioni.

È proprio questo continuo cambiamento delle informazioni che arrivano al sistema nervoso a poter modificare anche la percezione del dolore. Una zona inizialmente molto sensibile può diventare progressivamente più tollerabile e il dolore può diminuire o essere percepito in modo diverso.

Nello Shiatsu questa relazione tra la pressione esercitata dall’operatore e ciò che avviene nel ricevente viene indicata con il concetto di risposta pressoria.

La risposta pressoria è un processo adattivo: l’operatore percepisce i cambiamenti che avvengono sotto le proprie mani e modifica progressivamente la pressione in relazione alla risposta che incontra.

Ogni adattamento produce quindi nuove informazioni che il sistema nervoso continua a ricevere ed elaborare, contribuendo a modificare ulteriormente la percezione del dolore.

Lavorare sul dolore e rilassarsi profondamente nello stesso trattamento

Una persona può arrivare a ricevere Shiatsu perché ha dolore e trovarsi, durante lo stesso trattamento, a entrare progressivamente in uno stato di rilassamento molto profondo.

Può arrivare ancora molto attivata: il corpo rimane contratto, fa fatica a lasciarsi andare e sembra mantenere un certo livello di allerta anche mentre è sdraiata.

Con il procedere del trattamento questa condizione può cambiare.

Il respiro può diventare più tranquillo, alcune tensioni diminuiscono e può comparire quella particolare sensazione di pesantezza e abbandono che accompagna un rilassamento profondo. A volte la persona arriva fino ad addormentarsi.

E tutto questo può accadere mentre continuiamo a lavorare sul dolore che l’ha portata a ricevere Shiatsu.

È un aspetto che considero particolarmente interessante.

Nello Shiatsu non dobbiamo scegliere tra un lavoro manuale rivolto al dolore e un’esperienza di rilassamento: le due dimensioni procedono insieme.

Questo non significa che rilassarsi faccia automaticamente scomparire il dolore.

Significa che possiamo lavorare per ridurlo mentre, contemporaneamente, il corpo smette progressivamente di mantenere parte della tensione e dell’attivazione con cui era arrivato.

Ed è proprio entrando in questa condizione che può accadere qualcosa di interessante: ci accorgiamo di quanto eravamo stanchi.

Finché continuiamo a fare, muoverci e affrontare le nostre giornate, possiamo sostenere a lungo tensione e fatica senza percepirne pienamente il peso. Quando durante il trattamento questa attivazione diminuisce, la stanchezza può diventare molto più evidente.

E questo apre una questione ulteriore: quanto costa al nostro organismo convivere con il dolore?

Il dolore consuma anche le nostre risorse

Avere dolore non significa soltanto sentire qualcosa che fa male.

È stancante avere dolore.

Bisogna conviverci mentre si lavora, si dorme, ci si muove e si affronta il resto della giornata. Se continua nel tempo, può diventare una presenza che richiede continuamente qualcosa al nostro organismo.

Una persona può arrivare dicendo “mi fa male la schiena” e, durante la seduta, accorgersi anche di essere molto stanca, di dormire male, di avere poca energia o di stare attraversando da settimane un periodo particolarmente impegnativo.

Può succedere anche il contrario: possiamo arrivare al dolore dopo settimane o mesi nei quali abbiamo dormito poco, lavorato troppo o sostenuto forti pressioni fisiche ed emotive.

Non abbiamo bisogno di stabilire che una di queste condizioni sia necessariamente la causa dell’altra. Ciò che conta è riconoscere che dolore, tensione, stanchezza e difficoltà a recuperare possono essere presenti nella stessa persona e nello stesso momento.

Lavorare sul dolore, per un operatore Shiatsu, significa quindi lavorare con una persona che può essere contemporaneamente tesa, affaticata o con poche risorse disponibili.

Questi aspetti entrano quindi a far parte del trattamento insieme al dolore, che rimane centrale senza essere considerato qualcosa di isolato dal resto della persona.

Lo Shiatsu può prendersi cura anche del dolore emotivo

Non tutto il dolore che viviamo nasce da qualcosa che fa male nel corpo.

Possiamo soffrire per una perdita, una separazione, una delusione, un cambiamento difficile o per qualcosa di particolare che sta accadendo nella nostra vita. In questi casi parliamo spesso di dolore emotivo, proprio perché ciò che proviamo può essere intenso e concreto quanto altre forme di sofferenza.

Ma non serve necessariamente che accada qualcosa di così evidente.

Anche vivere a lungo sotto pressione può diventare emotivamente faticoso: impegni che si accumulano, richieste continue, responsabilità, relazioni difficili o la sensazione di dover essere sempre disponibili e pronti a rispondere possono mantenerci per molto tempo in uno stato di tensione e allerta.

Quando questa condizione continua, anche il peso emotivo che sosteniamo può diventare una forma di sofferenza.

E anche se l’origine di quel dolore non è fisica, è anche attraverso il corpo che continuiamo a viverlo. Possiamo sentirci oppressi, tesi o agitati, avere difficoltà a dormire, sentirci svuotati e senza energie oppure accorgerci di non riuscire più a rilassarci davvero.

A volte è difficile persino distinguere ciò che stiamo provando emotivamente da ciò che sentiamo nel corpo, perché le due esperienze si presentano nello stesso momento.

È anche per questo che una persona può scegliere di ricevere Shiatsu non perché abbia necessariamente un dolore fisico da trattare, ma perché sta attraversando un momento nel quale sente di stare male, di essere in sofferenza.

Il colloquio iniziale è parte del trattamento Shiatsu

Ogni seduta Shiatsu comincia con un colloquio.

Il colloquio permette all’operatore di conoscere ciò che la persona sta vivendo, come si sente e quale momento della propria vita sta attraversando.

Sono informazioni essenziali per comprendere la sua condizione e per orientare successivamente il trattamento.

Il contatto aggiunge altre informazioni: attraverso le mani l’operatore può percepire tensioni, rigidità, differenze tra le diverse zone del corpo e il modo in cui la persona risponde alla pressione.

Ma ciò che percepisce attraverso il contatto non sostituisce ciò che la persona racconta della propria esperienza, il modo in cui la sta vivendo e lo stato d’animo che emerge mentre ne parla.

L’operatore non deve attribuire alle proprie capacità percettive il potere di comprendere ciò che la persona non gli ha raccontato.

Il rischio, con l’esperienza, è quello di sviluppare una sorta di delirio di onnipotenza percettiva: convincersi che attraverso il contatto sia possibile capire tutto della persona, anche ciò che sta vivendo emotivamente o ciò che non ha espresso.

La sensibilità tattile può diventare molto raffinata, ma non sostituisce l’ascolto e non autorizza l’operatore a trasformare le proprie percezioni in certezze sulla persona.

Colloquio e contatto offrono informazioni differenti e, proprio per questo, devono integrarsi nella costruzione del trattamento.

Lo Shiatsu non può cancellare una perdita, risolvere una separazione o cambiare ciò che è accaduto.

Può però prendersi cura della persona mentre attraversa quel dolore, lavorando contemporaneamente sul modo in cui lo sta vivendo emotivamente e nel proprio corpo.

Non sempre, infatti, ci rivolgiamo allo Shiatsu perché qualcosa nel corpo ci fa male.

A volte lo facciamo perché siamo noi a stare male.

Nella mia esperienza professionale, alcuni dei risultati più significativi dello Shiatsu li ho osservati proprio lavorando con persone che attraversavano periodi di forte pressione, sovraccarico o sofferenza emotiva.

La condizione della persona orienta il trattamento Shiatsu

La presenza di un determinato dolore, fisico o emotivo, non ci dice, da sola, in quale condizione si trovi la persona che lo sta vivendo.

Due persone possono arrivare a un trattamento lamentando lo stesso dolore, ma trovarsi in condizioni molto diverse.

Una persona con dolore cervicale, ad esempio, può presentare una forte tensione nella zona delle spalle, sentirsi sotto pressione ed essere particolarmente reattiva. Un’altra può avere dolore nella stessa zona dopo un periodo di stanchezza prolungata, dormire poco e sentirsi senza energie.

Anche nella stessa persona la situazione può cambiare. Un mal di schiena che compare durante un periodo particolarmente intenso può presentarsi insieme a rigidità e difficoltà a rilassarsi; in un altro momento, lo stesso dolore può essere accompagnato soprattutto da affaticamento e difficoltà a recuperare.

Per un operatore Shiatsu queste differenze sono importanti, perché la presenza del dolore non è l’unico elemento che orienta il trattamento.

Le informazioni emerse durante il colloquio iniziale si integrano con ciò che l’operatore percepisce attraverso il contatto: la tensione presente nei tessuti, le zone più sensibili o reattive, il modo in cui il corpo risponde alla pressione e, più in generale, la condizione che la persona presenta in quel momento.

Questo significa che non esiste una sequenza prestabilita da applicare ogni volta che qualcuno presenta un determinato dolore. L’operatore può modulare la pressione e scegliere di lavorare su zone differenti del corpo in relazione a ciò che emerge durante il trattamento.

Lo stesso mal di schiena, la stessa cervicalgia o lo stesso mal di testa possono quindi portare a trattamenti differenti, perché differente è la persona che sta vivendo quel dolore e differente può essere la sua condizione in quel momento.

Gli effetti dello Shiatsu non riguardano soltanto il dolore

Alla fine di un trattamento, una delle domande che faccio più spesso è molto semplice: “Come ti senti ora?”

Se una persona è arrivata perché aveva dolore, naturalmente una delle prime cose che noterà è proprio se quel dolore è cambiato.

Ma “Come ti senti ora?” è una domanda più ampia di “Ti fa ancora male?”.

Permette di cogliere come è cambiata complessivamente la condizione della persona rispetto all’inizio del trattamento.

Può esserci meno rigidità, una sensazione di maggiore leggerezza o un rilassamento profondo. La persona può sentirsi meno stanca, più vitale oppure percepire diversamente anche ciò che sta vivendo emotivamente.

Il dolore rimane importante, ma diventa uno degli elementi attraverso i quali possiamo osservare ciò che è cambiato durante il trattamento.

Perché scegliere lo Shiatsu quando hai dolore

Nella mia esperienza professionale, il dolore è uno degli ambiti nei quali lo Shiatsu può offrire risultati particolarmente interessanti.

Ma c’è un’altra caratteristica di questo lavoro che considero altrettanto importante: possiamo cercare sollievo da ciò che ci fa male e, nello stesso tempo, prenderci cura di come stiamo nel nostro insieme.

Il dolore può essere il motivo che ci porta a ricevere Shiatsu, ma non è tutto ciò che siamo quando arriviamo sul futon.

Lo Shiatsu ha naturalmente confini precisi.

L’operatore non formula diagnosi mediche e il trattamento non sostituisce accertamenti, farmaci, fisioterapia o altri interventi sanitari quando sono necessari. Un dolore nuovo, intenso, persistente o di origine non chiara deve essere valutato dalle figure sanitarie competenti.

All’interno di questi confini, però, lo Shiatsu offre una possibilità particolare: incontrare il dolore senza separarlo dalla persona che lo sta vivendo.

Possiamo arrivare indicando un punto e dicendo semplicemente: “Mi fa male qui.”

E accorgerci, attraverso il trattamento, che qualcosa sta cambiando non soltanto in quel punto, ma nel modo complessivo in cui stiamo.

È forse questo che rende difficile spiegare fino in fondo lo Shiatsu senza averlo mai ricevuto.

Si arriva cercando sollievo per qualcosa che fa male.

E si può scoprire che, mentre cambia il dolore, cominciamo a stare meglio noi.

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Mi occupo di regolazione dello stress partendo dal corpo. Attraverso percorsi individuali, corsi di gruppo, formazione professionale e interventi nelle aziende applico e insegno un metodo che mira a favorire una regolazione più stabile dell'organismo.

Operatore e insegnante shiatsu della scuola I.R.T.E., riconosciuto FISIEO.
Istruttore senior di protocolli basati sulla mindfulness, riconosciuto A.I.M.

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