A volte basta una storia molto semplice per descrivere qualcosa che facciamo tutti i giorni senza accorgercene.
La storia è quella della scimmia e della banana.
Per catturare una scimmia basta mettere una banana dentro una noce di cocco forata e fissata a un albero.
La scimmia infila la mano, afferra la banana e prova a tirarla fuori.
Il problema è che il pugno chiuso non passa più dal foro.
La soluzione sarebbe semplice: lasciare andare la banana.
Ma la scimmia continua a stringerla.
E così resta intrappolata.
Le banane che continuiamo a stringere
Anche noi abbiamo le nostre banane.
Possono essere vecchie discussioni, delusioni, aspettative, errori commessi anni prima o ferite che continuiamo a rivivere.
Possono essere quei pensieri che tornano continuamente e che sembrano non volerci lasciare in pace.
Non sono sempre gli eventi a tenerci bloccati.
Spesso è il modo in cui continuiamo ad aggrapparci a loro.
Più li stringiamo, più occupano spazio nella nostra mente e nelle nostre giornate.
Quando il passato continua a guidare il presente
Molte persone pensano che il passato sia qualcosa di concluso.
In realtà continua a essere presente ogni volta che una vecchia esperienza condiziona il modo in cui reagiamo a ciò che accade oggi.
Qualcuno ci dice una frase.
Riceviamo una critica.
Una situazione non va come speravamo.
E improvvisamente ci ritroviamo a reagire in modo sproporzionato.
Non stiamo reagendo soltanto a ciò che è successo in quel momento.
Spesso stiamo reagendo anche a qualcosa che portiamo con noi da molto tempo.
È qui che entrano in gioco gli automatismi: quei meccanismi che si attivano rapidamente e ci portano a reagire prima ancora di rendercene conto.
Il problema non è ricordare
Lasciare andare la banana non significa dimenticare.
Non significa cancellare il passato.
Non significa fare finta che certe esperienze non siano esistite.
Significa smettere di trascinarle continuamente nel presente.
Possiamo ricordare una situazione difficile senza doverla rivivere ogni volta.
Possiamo riconoscere una ferita senza identificarci completamente con essa.
Possiamo imparare da ciò che è accaduto senza restarne prigionieri.
La differenza è sottile ma fondamentale.
Come si lascia andare la banana
La maggior parte delle persone prova a lasciare andare attraverso il controllo.
Cerca di scacciare i pensieri.
Di non sentire certe emozioni.
Di convincersi che non dovrebbe reagire in un certo modo.
Di solito funziona poco.
La mindfulness segue una strada diversa.
Invece di combattere ciò che emerge, invita a osservarlo.
Un pensiero arriva.
Un’emozione si presenta.
Una preoccupazione compare nella mente.
La pratica consiste nell’accorgersene senza seguirla automaticamente.
Ogni volta che riusciamo a osservare un pensiero senza farci trascinare via, stiamo già allentando la presa sulla banana.
Un piccolo esercizio
Quando puoi, fermati per qualche istante.
Porta l’attenzione al respiro.
Non devi modificarlo.
Non devi renderlo più profondo.
Limitati a percepirlo.
Mentre inspiri e mentre espiri, osserva semplicemente ciò che accade.
Se arrivano pensieri, lasciali in sottofondo e torna al respiro e alle sensazioni corporee collegate ad esso.
Se arrivano emozioni, riconoscile.
Se la mente si distrae, riportala gentilmente al respiro.
Non si tratta di svuotare la mente.
Si tratta di imparare che non tutto ciò che compare nella mente deve essere trattenuto.
Una scelta che si ripete ogni giorno
La scimmia resta intrappolata perché continua a stringere la banana.
Noi spesso restiamo intrappolati nello stesso modo.
Non perché il passato continui a trattenerci, ma perché continuiamo a trattenere lui.
Lasciare andare non è un gesto che si compie una volta per tutte.
È una scelta che si ripete molte volte nella vita, attraverso piccoli gesti protratti nel tempo.
E ogni volta che riusciamo a lasciare andare un pensiero, un rancore, una preoccupazione o una vecchia storia che continuiamo a raccontarci, recuperiamo un po’ più di libertà per vivere ciò che sta accadendo adesso, nel presente.

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