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Gestire lo stress con la Mindfulness.

Vivere nel momento presente, senza giudicare e giudicarci, accettare la realtà come è senza aggiungervi opinioni, sembra lo stile di vita di un asceta che ha abbandonato le gioie terrene. Al contrario, vivere consapevolmente ci apre alla gioia di una vita piena.

Ragazza triste distesa sul letto - Gestire lo stress con la Mindfulness

Spesso accade, cercando di tradurre una parola straniera in italiano, di perdere il significato originale e di essere costretti a lunghi giri di parole.

La parola “praticare” tende a fuorviare di per sé perché ci riporta subito all’idea di dover fare qualcosa come praticare uno sport.

Anche tradurre Mindfulness con “coscienza” è fuorviante dato che il termine in italiano può essere collegato a tanti altri sinonimi a seconda del livello culturale di ognuno. Questa è la mia opinione, perciò continuerò ad usare il termine consapevolezza assieme a Mindfulness.

L’elemento centrale della Mindfulness è l’attenzione alla realtà così come si manifesta, senza interferire aggiungendo strati di considerazioni, pensieri, valutazioni, giudizi.

Questa attenzione al momento presente si acquisisce praticandola ed il metodo migliore per farlo è attraverso la meditazione che ci mette in contatto immediato con la fonte della vita: il respiro. Grazie a questa osservazione non giudicante, impariamo a percepire quello che ci comunica il nostro corpo-mente e questa conoscenza ci apre le porte a mille altri modi di affrontare ogni evento, dal più piacevole al più sgradevole.

Come si impara a vivere il momento presente con attenzione?

Essere presenti richiede intenzione, ovvero io decido di lasciare andare ogni attaccamento con passato e futuro per vivere la realtà così come si manifesta.

L’intenzione è una sorta di scelta che la maggior parte di noi compie quando diventiamo consapevoli che stiamo portando sulle spalle, ogni giorno, due valigie piene di tutto il passato e di tutte le aspettative per il futuro e che questi bagagli sono fonte di insoddisfazione e sofferenza che presto diventano stress cronico.

Alcuni di noi, tuttavia, manifestano il loro stato di presenza senza proferire una parola e senza fare nulla di speciale. Spesso senza neppure aver intrapreso un percorso spirituale o di conoscenza di se. Anzi, alcuni sono inconsapevoli di vivere in una condizione “slegata” dal tempo e di essere portatori di “consapevolezza”.

Posso affermarlo avendolo osservato diverse volte nei luoghi dove si lavora a contatto diretto con pazienti/clienti come gli ospedali, le case di riposo, i centri sociali.

Alcune persone trasmettono senza saperlo il loro stato di presenza e molti pazienti o clienti lo avvertono chiaramente perché si rendono conto di venire trattati differentemente, di non essere più solo una forma umana ma di essere un “essere umano” e come tale considerato e trattato.

Non dipende dal tipo di professione; possono essere psicoterapeuti, medici, infermiere, operatori socio-sanitari, assistenti sociali, professionisti del benessere come massaggiatori, fisioterapisti, operatori shiatsu, assistenti domiciliari o accompagnatori.

Rapportarsi con pazienti o clienti da una “stato di presenza” non richiede di tralasciare i propri doveri professionali.

Anzi, è proprio la competenza professionale acquisita grazie a studi specifici che permette a questi “operatori del bene” di essere maggiormente attenti agli esseri umani anziché concentrarsi esclusivamente sulla patologia da curare, sul un punto dolente del corpo, sul problema da risolvere o sul disagio o sulla disabilità da alleviare.

Ma di questo argomento particolare tratterò in un prossimo articolo.

Doverosa precisazione iniziale – torniamo al tema di questo post: come la consapevolezza aiuta a gestire lo stress.

Un numero crescente di ricerche rileva che le persone consapevoli tendono ad essere più felici e si sentono meno stressate.

Non siamo del tutto sicuri del perché questo accada.

Una possibile spiegazione è che le persone consapevoli hanno più facilità ad affrontare le sfide della vita e sono più flessibili quando devono gestire le cosiddette difficoltà. Questo, a sua volta, può avere ripercussioni positive sulla loro salute e il loro benessere complessivo.

Per scoprire se questo ha una qualche parvenza di verità, i ricercatori hanno chiesto a 157 studenti universitari dell’Università del Connecticut di compilare un questionario di consapevolezza online all’inizio dell’anno scolastico.

Il mese successivo, gli studenti hanno completato un questionario online giornaliero alla fine di ogni giornata per sette giorni.

L’indagine quotidiana includeva un elenco di 17 potenziali fattori di stress.

Gli studenti hanno indicato quale di quei fattori di stress avevano sperimentato quel giorno, quindi hanno valutato quale evento era “il peggiore o il più fastidioso”.

Hanno quindi risposto alle domande sull’evento “peggiore” di quel giorno, ad esempio quanto fosse stressante e quanto controllo sentivano.

Poi è stato dato loro un elenco di possibili strategie di coping (gestione), come l’accettazione, la rivalutazione positiva, l’autocolpevolizzazione o la rinuncia, e gli è stato chiesto quale di queste avessero usato per affrontare il “peggior” fattore di stress della giornata.

Infine, hanno valutato il loro umore utilizzando un elenco di emozioni come ispirato, attivo, determinato, spaventato, turbato o vergogna.

I risultati.

Simile a studi precedenti, i risultati hanno rivelato che le persone che si consideravano più consapevoli valutavano le proprie esperienze come meno stressanti e avevano meno probabilità di abbandonarsi a uno stato d’animo negativo quando affrontavano difficoltà.

Ciò suggerisce che essere consapevoli della propria situazione immediata può influire sul livello di stress percepito, creando una sorta di scudo che attutisce le emozioni comunemente giudicate negative come vergogna, ansia o paura.

In particolare, lo studio ha scoperto che le persone più consapevoli non si sentivano necessariamente più positive. Si sentivano solo meno negative. (Ritengo che l’aggettivo “negativo” sia utilizzato impropriamente da chi ha presentato i risultati dato che non esistono persone più o meno negative.)

Relativamente a come hanno affrontato lo studio, le persone più consapevoli hanno riferito di provare meno “senso di colpa” e di poter accettare meglio situazioni che non potevano cambiare.

In generale, i risultati dello studio suggeriscono che essere consapevoli degli alti e bassi della vita e di quanto possiamo controllarli può rafforzare la nostra resilienza allo stress.

Questo, a sua volta, può portare a strategie di coping più intenzionali e flessibili e impedirci di rimanere bloccati in stati d’animo negativi.

Prima di chiudere, voglio farti notare come in questo post abbia messo in corsivo tutti gli aggettivi “negativo” riferito a stati d’animo ed emozioni.

Ci tengo molto a precisare che non esistono emozioni negative ma solo giudizi, cioè pensieri, considerazioni che la nostra mente produce in riferimento ad eventi, cose, persone.

Lo facciamo spiegare a W. Shakespeare che di animo umano se ne intendeva molto a quanto pare, come fa dire al suo Amleto:

Non esiste nulla che sia buono o cattivo (in sé) ma è il pensiero che lo rende tale.

Liberamente ispirato a https://www.mindful.org/how-mindfulness-helps-you-cope-with-stress/

 

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ConsapevolezzaGestione dello StressPratica della mindfulness a Ravenna

Operatore e Insegnante di Shiatsu I.R.T.E.
Istruttore A.I.M. di protocolli mindfulness based (MBSR) per privati e aziende.

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