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Perché le persone sono più infelici e stressate che mai?

Infelicità e stress vanno di pari passo? Siamo infelici perché siamo stressati oppure lo stress ci aggredisce quando siamo più insoddisfatti e tristi? Le due condizioni sono sinonimi?

Infelicità e stress - immagine di ragazza con capelli bagnati sul viso.

Lo so che hai una lista di colpevoli lunga da qui alla luna: dai politici al prezzo del gas, dal clima a chi non paga le tasse, da chi vuole comandare sul mondo alla vicina del piano di sopra che quando annaffia fa gocciolare sulla tua tenda nuova, dal tizio che parcheggia davanti al tuo garage al cane del vicino che abbia anche di notte.

Ma cerchiamo di essere un po’ meno superficiali e cercare di offrire un punto di vista che sia più utile di quelli si leggono sulle riviste di gossip.

Parleremo di infelicità e stress per capire sono uno è la causa dell’altro – un consiglio finale di un notissimo scrittore e filosofo italiano potrebbe aprirti ad una visione della vita che non hai mai considerato.

Perchè siamo infelici?

Un articolo del luglio 2022 apparso su “The American Institute of Stress”, cita un recente sondaggio Gallup (azienda globale di analisi e consulenza); nel 2021 il mondo era più triste e stressato che mai.

Quattro adulti su dieci in tutto il mondo hanno dichiarato di essere molto preoccupati o stressati.

Lo stress nel mondo - grafico

Secondo gli esperti, il colpevole più ovvio, la pandemia – più l’isolamento e l’incertezza che l’hanno accompagnata – un fattore che, tuttavia, non è del tutto responsabile della situazione.

La maggiorparte di noi vive in una condizione di stress, infelicità, insoddisfazione costante alla quale neppure facciamo più caso perché siamo arrivati al punto di credere che tutto questo malessere e tutti i pensieri negativi che ci assalgono appena scendiamo dal letto “fanno parte della vita”.

Perciò uno dei pensieri ricorrenti che ci ronzano in testa è il seguente: prima di tutto la vita è insoddisfazione, infelicità,  tristezza, ostacoli, difficoltà. Tutti elementi negativi che hanno finito per diventare “sinonimo di vivere”.

Per molti non è così. Tanti si svegliano positivi, sereni, carichi di energia e vitalità – anche se non ogni giorno – ma per la gran parte dei giorni e questo è sufficiente a farne delle persone che affrontano la giornata con la certezza che sarà piena di cose nuove, belle e interessanti.

Ahimè, la maggioranza resta ancorata al “programma base”, quello che ci spinge a vedere tutto grigio anche quando è quasi tutto bianco.

A dimostrazione, solo tre anni fa l’Huffington Post elencava “Le 10 cattive abitudini delle persone cronicamente infelici”.

A dispetto di quanto stai pensando e di quanto moltissimi credono, le condizioni di vita hanno poco a che vedere con la felicità e men che meno con il denaro, anche se dai commenti che leggo sui social, molti sono assolutamente certi che una cospicua vincita alla lotteria trasformerà la loro vita.

Se anche tu ci credi, osserva la vita di chi ha vinto grosse somme: nel giro di un anno o due sono tutti sul lastrico. Niente più soldi, niente più ricchezza, niente più amici, case, auto e la bella vita che sognavano. Tutto andato. La maggiorparte sono più poveri di prima!

A riprova di questa affermazione ecco alcuni titoli che lo dimostrano.

“Che ci crediate o no, le statistiche mostrano che il 70% dei vincitori di lotterie negli Stati Uniti, finisce sul lastrico e un terzo dichiara bancarotta, secondo il National Endowment for Financial Education.”

“Chi vince una lotteria tornerà ad essere più povero di prima nel giro di poco tempo.
A confermarlo è un recente studio italiano, che ha evidenziato come nell’87% dei casi grosse vincite di denaro ri-portano alla povertà nel giro di poco tempo. Circa 9 persone su 10, diventate milionarie al gioco, perdono tutta (o quasi tutta) la fortuna in, mediamente, 2 anni.”

“Superenalotto”, chi vince il jackpot da 200 milioni rischia di diventare più povero in 24 mesi (Il Sole24ore)

Da secoli, prima le scienze umane poi la psicologia, hanno dimostrato che i benefici materiali non si trasformano immediatamente in benefici emotivi e sociali.

Infatti quando investiamo la maggior parte della nostra energia psichica nel raggiungere obiettivi materiali tendiamo a perdere velocemente la sensibilità alle altre gratificazioni, come giocare con i bambini, leggere un libro, passare del tempo di qualità con i famigliari, ritagliarsi del tempo per se stessi una o più volte durante la giornata lavorativa, gioire delle cose semplici della vita, come ricordava spesso Tiziano Terzani, accontentarsi.

 

Personalmente ho conosciuto individui che, nonostante fossero torturati da dolori fisici e in una condizione di vita non lontana dalla sopravvivenza, erano l’immagine della gioia ed un sorriso sincero non mancava mai sui loro volti.

Dicevamo, ecco le 10 cattive abitudini delle persone cronicamente infelici.

  1. Aspettare che qualcosa si realizzi
  2. Perdere troppo tempo ed energie a inseguire le “cose”
  3. Rimanere a casa
  4. Assumere un atteggiamento vittimista
  5. Essere pessimisti
  6. Lamentarsi
  7. Ingigantire i problemi
  8. Nascondere i problemi sotto il tappeto
  9. Non migliorare
  10. Paragonarsi agli altri

Ti riconosci in una di queste abitudini? Scrivilo nei commenti.

L’incertezza economica è la vera responsabile?

Carol Graham, scienziata di Gallup, sostiene che il colpevole del declino della salute mentale è l’incertezza economica che devono affrontare i lavoratori poco qualificati.

Però prova a soffermarti su questo elemento: in un mondo dove il denaro è diventato il metro di tutto, dove le persone menzionano il denaro ogni istante, l’incertezza economica, il dubbio di non avere abbastanza denaro per vivere, far fronte e tutti gli impegni e comprare tutto quello che si vuole è la sola preoccupazione che conta.

“I giovani che non hanno un buon livello di istruzione superiore, non sanno cosa faranno in futuro. Su cosa si baserà la loro sicurezza economica, di che livello sarà la loro partecipazione alla forza lavoro? … L’aumento dei livelli di disuguaglianza tra lavoratori qualificati e non qualificati è un’altra parte di questo fenomeno, che ha a che fare con la crescita guidata dalla tecnologia”.

Tutto ruota intorno a lavoro e denaro.

Veniamo educati a dare per certe, stabili e sicure tante cose come il lavoro, infatti si chiama “lavoro fisso” perché anche se in un angolo remoto della mente si nasconde una piccolissima possibilità che un giorno potremmo cambiare lavoro, in tutto il resto della mente è bloccato un solo pensiero ovvero che il posto fisso non ce lo leva nessuno. E per ottenerlo e difenderlo si deve studiare e lottare tutta la vita.

Fino a qualche decennio fa il titolo di studio, il famoso pezzo di carta o la specializzazione, garantivano il posto sicuro, era più facile trovare lavoro potendo dimostrare competenze.

Oggi l’operaio con una o due lauree va a letto stressato perché il suo posto non è più sicuro: basta che una multinazionale acquisti l’azienda e il suo “lavoro può svanire in un giorno”, diventa fonte di stress, preoccupazioni, infelicità che si tramutano presto in problemi di salute.

Lo stress nasce quando tutta la vita diventa un problema.

Una delle peggiori abitudini che ci rendono infelici e stressati ma che l’Huffington post non cita, è l’abitudine di fare di tutta l’erba un fascio.

Tralascio di proposito la definizione di “vita” – dai filosofi antichi ad oggi quel significato è cambiato molte volte e ogni filosofo lo ha condito con le proprie opinioni.

Posso solo ricordare che quella che noi chiamiamo vita non è una strada piena di buche, un percorso ad ostacoli che a un certo punto finisce nel vuoto come nel film Thelma e Louise.

Smettiamo di pensare che la vita sia una strada con un inizio ed una fine, lineare, diritta come una riga sulla lavagna e cominciamo a separare i problemi, gli ostacoli, le difficoltà in base alle priorità.

Ci sono problemi che possono essere affrontati fra una settimana? Bene, perché preoccuparci oggi?

Alcune scelte che vanno fatte entro domani mentre altre possono aspettare? Bene, smettiamo di caricarci sulle spalle anche quelle che potremmo rimandare al mese prossimo.

Se cominciamo a valutare i problemi appena si presentano e metterli nel calendario secondo la loro importanza e urgenza, stiamo già facendo qualcosa che ci farà sentire più leggeri, la mente non sarà un guazzabuglio di emozioni e pensieri che vogliono la precedenza l’uno sull’altro.

Infine, smettiamo di pensare che qualche difficoltà ha il potere di trasformare TUTTA LA VITA in un gigantesco problema.

Impariamo ad allargare la vita anziché restringerla ai soliti, monotoni, stressanti momenti dedicati al lavoro e alla ricerca di denaro o di soluzioni a problemi che spesso sono soltanto piccole seccature.

La vita ha molti lati buffi, in grado di strapparci un sorriso che innesca i benefici della risata.

La risata riduce lo stress, aiuta le relazioni interpersonali sul posto di lavoro e in famiglia, stimola il sistema immunitario.

Infatti numerose ricerche hanno dimostrato che le emozioni positive favoriscono reazioni che attivano il sistema immunitario ed in particolare i linfociti killer. Inoltre fa rilasciare endorfine, gli “ormoni della felicità”.

Il tempo è un’emozione ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che puoi viverlo in lunghezza o in larghezza. Se lo vivi in lunghezza, in modo monotono e sempre uguale, dopo 60 avrai 60 anni.

Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi, innamorandoti e magari facendo pure qualche sciocchezza, magari dopo 60 anni avrai solo 30 anni.

Il problema è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece dovrebbero studiare come allargarla.

Vedi, esiste un tempo esterno e un tempo interno. Il tempo esterno è quello degli orologi, dei calendari, ed è uguale per tutti. Il tempo interno, invece, è un fatto personale nostro, come il colore degli occhi e dei capelli, ed è diverso da persona a persona. Ecco perché ci sono persone che hanno 60, 70 o 80 anni ed hanno l’impressione di averne 20. La verità è che non è un’impressione: ne hanno davvero 20.
— Luciano De Crescenzo

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Operatore e Insegnante di Shiatsu I.R.T.E.
Istruttore A.I.M. di protocolli mindfulness based (MBSR) per privati e aziende.

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