Una delle espressioni che ho sentito utilizzare molte volte durante il colloquio che precede un trattamento Shiatsu è: “Mi sento bloccata.”
Qualcuna mi dice di non sapere più che cosa vuole. Un’altra vorrebbe cambiare lavoro, chiudere una relazione o prendere finalmente una decisione, ma continua a rimandare.
C’è chi si alza già stanca, affronta la giornata facendo tutto quello che deve fare e la sera ha la sensazione di non avere concluso niente per sé.
E c’è chi continua a pensare, valutare possibilità e cercare soluzioni, ma finisce sempre per ritrovarsi nello stesso punto.
Esperienze differenti che possono essere riassunte con la stessa espressione: “Mi sento bloccata e non so come uscirne.”
Ma che cosa significa realmente sentirsi bloccati?
Sentirsi bloccata non significa essere ferma
Possiamo sentirci bloccati anche mentre continuiamo a fare moltissime cose.
Andiamo al lavoro, ci occupiamo della famiglia, rispondiamo ai messaggi, organizziamo appuntamenti, risolviamo problemi e affrontiamo le responsabilità di ogni giorno.
Da fuori può persino sembrare che tutto continui normalmente.
Eppure le stesse cose iniziano a costare di più.
Una decisione che prima avremmo preso senza pensarci troppo rimane aperta per settimane. Una discussione continua a tornarci in mente. Diciamo sì anche quando vorremmo dire no. Arriva finalmente il fine settimana, ma non riusciamo davvero a staccare.
Vorremmo cambiare qualcosa, ma appena proviamo a farlo sembra mancarci l’energia, la chiarezza o il coraggio necessario.
Forse, allora, non siamo realmente ferme.
Forse continuiamo a muoverci, ma abbiamo sempre meno possibilità di farlo in modo diverso.
Quando continuiamo ad adattarci nello stesso modo
Il nostro organismo si adatta continuamente a ciò che viviamo.
In un periodo difficile possiamo diventare più attente, controllare maggiormente ciò che accade, aumentare il ritmo, preoccuparci di più o utilizzare tutte le energie disponibili per riuscire a tenere insieme le cose.
Per un po’ può funzionare.
Il problema nasce quando quel periodo dura molto a lungo oppure passa, ma noi continuiamo a funzionare nello stesso modo.
Continuiamo a controllare anche quando potremmo lasciare andare.
Ci portiamo il lavoro a casa nella testa.
Davanti a un imprevisto ci irrigidiamo immediatamente.
Facciamo fatica a riposare senza sentirci in colpa.
Rimandiamo qualcosa che desideriamo perché ci sembra di non avere mai abbastanza spazio o abbastanza energie.
A forza di percorrere le stesse strade, altre possibilità possono diventare sempre meno accessibili.
Quello che chiamiamo “blocco” può allora essere anche questo: non l’assenza completa di movimento, ma un modo di funzionare che nel tempo è diventato sempre più difficile modificare.
Anche cercare continuamente una soluzione può mantenerci ferme
Quando ci sentiamo bloccate è naturale cercare di capire che cosa non va.
Hai già pensato cento volte se cambiare lavoro, se quella relazione abbia ancora senso, se dovresti finalmente occuparti di te o quale sia la decisione giusta da prendere.
Riprendi il problema mentre guidi, sotto la doccia, durante una pausa o quando vai a letto.
Ogni volta provi a guardarlo da un’altra prospettiva, immagini quello che potrebbe succedere, ripercorri ciò che è già successo e cerchi la risposta che finalmente dovrebbe mettere tutto a posto.
Ma puoi continuare a formulare le stesse domande e arrivare più o meno alle stesse conclusioni.
La mente continua a muoversi. Tu, però, continui a sentirti ferma.
Comprendere ciò che ci sta accadendo può essere importante. Ma non sempre pensare ancora allo stesso problema modifica la condizione dalla quale continuiamo ad affrontarlo.
Ed è anche per questo che vale la pena guardare a ciò che sta accadendo nel corpo.
Il corpo partecipa alla sensazione di essere bloccati
A volte ti alzi già stanca.
Durante la giornata ti accorgi di avere le spalle sollevate, la mandibola contratta o la schiena rigida. Arrivi a casa e vorresti finalmente lasciarti andare, ma il corpo sembra non riuscirci.
Altre volte non ti senti particolarmente tesa.
Ti senti semplicemente scarica. Anche prepararti per uscire, affrontare una telefonata o occuparti di qualcosa che hai rimandato sembra richiedere più energia di quella che hai a disposizione.
Sentirsi bloccati non riguarda necessariamente soltanto ciò che pensiamo.
Per questo, quando una persona mi dice “mi sento bloccata”, non cerco necessariamente qualcosa da sbloccare.
Mi interessa capire come sta quella persona e che cosa sta accadendo nel suo corpo in quel momento.
Perché nello Shiatsu possiamo partire dal corpo
Lo Shiatsu permette di lavorare direttamente attraverso il corpo.
Durante il trattamento utilizzo pressioni progressive e adattate alla persona, osservando continuamente come il corpo risponde al contatto.
Posso incontrare spalle e schiena molto tese, zone particolarmente sensibili o reattive oppure una persona che, più che tesa, appare profondamente affaticata.
Ma partire dal corpo non significa occuparsi soltanto del corpo.
Una persona può arrivare tesa dopo settimane in cui continua a preoccuparsi per qualcosa, affaticata perché sta attraversando un periodo emotivamente difficile oppure incapace di rilassarsi perché la mente continua a tornare sugli stessi problemi.
Quello che viviamo sul piano fisico, mentale ed emotivo non procede necessariamente su strade separate. Una preoccupazione può accompagnarsi a tensione e agitazione; un periodo di forte pressione può lasciarci stanchi, irritabili e con la mente continuamente occupata; una sofferenza emotiva può essere vissuta anche attraverso il corpo.
Nello Shiatsu possiamo partire dal corpo per prenderci cura della persona nella sua condizione complessiva.
Per questo il trattamento non è sempre lo stesso.
Attraverso la pressione, il contatto e il progressivo rilassamento può cambiare la condizione con cui la persona è arrivata: alcune tensioni possono diminuire, il corpo può diventare meno reattivo e anche il modo in cui la persona percepisce se stessa e ciò che sta vivendo può modificarsi.
Non significa che lo Shiatsu “sblocchi” una persona, risolva un problema emotivo o decida al suo posto ciò che deve fare.
Significa partire da qualcosa di molto concreto, il corpo, per lavorare con una persona che pensa, sente, prova emozioni e sta attraversando qualcosa nella propria vita.
Uscire da un blocco non significa trovare immediatamente la soluzione
Quando ci sentiamo bloccate vorremmo soprattutto sapere che cosa fare.
Cambiare lavoro oppure restare?
Chiudere una relazione oppure provare ancora?
Dire finalmente di no?
Prendere quella decisione che continuiamo a rimandare?
Nessun trattamento Shiatsu può rispondere a queste domande al posto nostro.
Ma forse il primo cambiamento non consiste necessariamente nel trovare immediatamente la risposta.
Se siamo meno tese, recuperiamo energie, riusciamo a interrompere alcuni automatismi e non affrontiamo ogni situazione partendo sempre dallo stesso stato, anche ciò che abbiamo davanti può apparirci in modo diverso.
Potremmo vedere una possibilità che prima scartavamo immediatamente.
Potremmo riuscire a dire un no che continuavamo a rimandare.
Potremmo accorgerci che qualcosa che cercavamo disperatamente di cambiare non è più così importante.
Oppure potremmo semplicemente sentirci abbastanza presenti da poter scegliere senza essere trascinate sempre dalle stesse reazioni.
Forse uscire da una situazione di blocco non significa sbloccare qualcosa che non funziona dentro di noi.
Significa recuperare abbastanza flessibilità da poter tornare a muoverci.

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