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Che rapporto hai con i tuoi pensieri?

Il rapporto con i pensieri determina quanto resti dentro a quello che passa nella mente

persona seduta su una duna nel deserto immersa nei propri pensieri e nel rapporto con i pensieri

Il rapporto con i pensieri determina quanto resti dentro a quello che passa nella mente

Ci sono momenti in cui ti accorgi che sei già dentro a un pensiero.

Stai ragionando, collegando, cercando di capire… e non sai nemmeno più da dove è partito. Succede in pochi istanti, senza che tu lo scelga davvero.

Ed è proprio lì che si gioca qualcosa di importante: il rapporto con i pensieri.

Non è solo una questione di quanti pensieri hai, ma di quanto entri dentro a ognuno di loro. Perché nel momento in cui li segui, li sviluppi, li porti avanti, smettono di essere solo pensieri e diventano qualcosa che vivi.

Siamo abituati a dare importanza al contenuto: se è positivo lo seguiamo, se è negativo cerchiamo di cambiarlo. Ma in entrambi i casi succede la stessa cosa.

Ci entri.

E da lì parte tutto il resto: tensione, emozioni, nuove reazioni, altri pensieri.

Quando il rapporto con i pensieri diventa automatico

Un pensiero, di per sé, dura poco.

Ma quando ci entri dentro, cambia tutto. Il corpo reagisce, la mente sviluppa quel contenuto, e in pochi istanti sei dentro a una realtà costruita da quel pensiero.

Non perché sia reale, ma perché il sistema lo sta trattando come tale.

Col tempo questo passaggio diventa automatico. Non ci fai più caso: succede e basta. Ed è proprio questa automaticità che mantiene attivo il meccanismo.

Il meccanismo che sostiene il rapporto con i pensieri

Questo modo di entrare nei pensieri non nasce dal nulla.

C’è uno stato di fondo che lo rende più probabile: una tensione interna, una leggera attivazione, qualcosa che non è del tutto fermo.

Quando questo stato è presente, la mente tende a lavorare di più. Ogni pensiero diventa un punto da sviluppare, da analizzare, da portare avanti.

Per questo non è solo una questione mentale, ma un processo che coinvolge tutto il sistema. Ed è proprio questo che rende difficile uscirne.

Se vuoi capire perché questo passaggio continua a ripetersi anche quando ti accorgi che non ti serve, puoi vedere meglio il meccanismo qui, dove spiego perché non riesci a smettere di pensare e cosa mantiene attiva la mente.

Cambiare il rapporto con i pensieri non significa eliminarli

A questo punto spesso nasce un’idea: “devo smettere di pensare”.

Ma non è così.

La mente continuerà a produrre pensieri. Il punto non è eliminarli, ma non entrarci ogni volta.

All’inizio succede in modo automatico. Poi inizi a vedere quel momento in cui stai per entrarci. È veloce, ma esiste.

Ed è lì che qualcosa può cambiare.

Un conto è avere un pensiero. Un conto è seguirlo.

Quando inizi a vedere questo passaggio, non devi bloccare nulla né forzarti a pensare altro. Puoi semplicemente non continuare.

Non perché devi essere bravo, ma perché inizi a riconoscere quel movimento mentre parte.

E quando questo succede, il processo non si sviluppa come al solito. La tensione non aumenta nello stesso modo, la mente non prende velocità.

È proprio lì che il meccanismo può interrompersi, nel momento in cui stai per entrarci, come approfondisco quando parlo di quando la mente non si ferma e come interrompere il meccanismo che la tiene attiva.

Non è una questione di controllo

Non si tratta di controllare la mente o diventare più disciplinati.

Si tratta di cambiare il modo in cui stai dentro a quello che accade.

I pensieri continueranno a passare.

Ma non tutto quello che passa deve essere seguito.

E quando questo cambia, cambia anche il modo in cui il sistema nel suo insieme funziona.

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Operatore e Insegnante di Shiatsu I.R.T.E.
Istruttore A.I.M. di protocolli mindfulness based (MBSR) per privati e aziende.

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