La psicosomatica studia le relazioni esistenti tra Psiche e Soma, ovvero tra il mondo emozionale, cognitivo dell’individuo e la sua parte fisica, biologica.

Fino a poco tempo fa l’idea trasmessa della psicosomatica, era quella di una terapia psicologica “alleggerita” applicata alla malattia, che veniva così considerata solo come espressione di un disagio psichico; la medicina ufficiale considerava solo il corpo, mentre la psicosomatica considerava la mente operante “dietro” la malattia. In questa prima forma, comunque importantissima, il modello di riferimento risentiva ancora fortemente della divisione mente-corpo.

Da qualche decennio, grazie alla larga diffusione della visione “olistica” della Salute, sono nati approcci differenti ai contenuti psicosomatici.

Dal punto di vista olistico, un lavoro di tipo psicosomatico utilizza modelli assai più articolati, in cui oltre al corpo fisico e alla mente sono contemplati numerosi altri fattori che possono essere sviluppati solo riconoscendo come punto centrale di sé, la propria consapevolezza e le energie interiori. L’operatore o lo psicologo che pratica con metodo olistico deve quindi possedere salde conoscenze sul corpo e sulle energie sottili, ma anche di respirazione, di psicologia e meditazione.

Grazie ai risultati raggiunti mediante l’approccio olistico, in ambito medico è ormai largamente condivisa l'idea che il benessere fisico abbia una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che a loro volta questi ultimi abbiano una certa ripercussione sul corpo.

Per validare questo paradigma, si è così ricorsi all’uso di strumenti che permettono di verificare lo stato di salute tramite il rilevamento di campi ed impulsi energetici. A tal fine agli inizi degli anni ’60, in America, il dott. L. Ravitz riuscì a dimostrare che il campo energetico umano è connesso coi processi di pensiero, che le variazioni di questo campo sono causa determinante dell’instaurarsi di sintomi psicosomatici e che le variazioni stesse che il campo subisce sono a loro volta dipendenti dalla realtà mentale e psicologica dell’individuo.

Da ciò è facile intuire che quando c’è uno spreco in termini di energia dovuto a stress, cioè una condizione di un’eccessiva e “inutile” tensione muscolare e strutturale, si accusa un affaticamento generale e locale che faciliterà l’instaurarsi di quadri sintomatici che indurranno ad aumentare ancor più il livello di tensione psichica.

Il dottor Reich, psicologo umanista e discepolo di Sigmund Freud, si interessò a un’energia universale, da lui chiamata “orgone”. Studiò il rapporto esistente fra i disturbi nel flusso dell’orgone all’interno del corpo umano e la malattia psicologica e fisica e giunse alla conclusione che quando forti stati d’animo, come la rabbia, la frustrazione, la tristezza e persino il piacere, non vengono espressi, l’energia che sarebbe dovuto essere liberata si ritrova intrappolata nel corpo, provocando così una diminuzione del livello di vitalità, accompagnata da una cristallizzazione del tono e dell’umore.

Sulla base delle ricerche e degli studi di Reich, un suo allievo, Alexander Lowen, elaborò poi una forma di psicoterapia capace di interpretare e studiare la personalità dell’individuo in base ai suoi processi energetici: la bioenergetica. Gli schemi espressivi, motori, muscolari e la respirazione si identificano e sono paralleli alla struttura psichica dell’individuo. Il corpo e la mente sono un’unità psicosomatica.

Il sintomo diviene per cui una specie di guida da cui partire per sensibilizzare la persona all’ascolto della fase emozionale che richiama attenzione attraverso le manifestazioni corporee.

Quando non riusciamo ad affrontare positivamente un’esperienza dolorosa e sgradevole, attiviamo un meccanismo di difesa inconscio che la isola e la cristallizza nel nostro organismo. Con il tempo altre si aggregano a quella cristallizzata e creano quelli che chiamiamo nodi o blocchi energetici che vanno ad annidarsi su aree circoscritte del corpo, come organi, apparati o sistemi. Ecco, ad esempio, che se l’inconscio trattiene paura, rabbia e tristezza facendole cristallizzare esse determineranno l’insorgere di blocchi in alcune aree corporee che limiteranno il flusso vitale fino alla malattia.

Approfondire il lavoro sul corpo nei suoi significati più profondi consente di aprirci alla presa di coscienza per cui è possibile vivere il proprio corpo come un corpo comunicante. Il processo diviene allora un’esperienza allargata che consente a mente e corpo di ritrovarsi come unità.

Per dirla con U.Galimberti: “Non è il mio stomaco che soffre, ma è la mia esistenza che si contrae, tutto diventa urgente, pressante, il ritmo con cui si succedono le cose dice la mia impotenza a controllarle, e il mio dolore, che fa corpo con quel ritmo, mi costringe a sentire il mondo come incalzante ed ossessivo. Non è una parte dell’organismo che soffre, ma è il rapporto col mondo che si è contratto, è la mia distanza dalle cose”.

E’ nel corpo che l’Io fa esperienza di sé. Il corpo non mente mai a differenza della mente iperattiva; il corpo ha una sua verità che manifesta in ogni momento attraverso sensazioni, percezioni, sintomi che influenzano l’Io.

Il mio compito, come insegnante e operatore delle DBN, è quindi supportare l’individuo in un percorso che tenda a far emergere la saggezza del corpo, ascoltandone i suoi messaggi, i suoi vissuti più profondi.

Un percorso che non vuole essere né psicanalitico né psicoterapeutico, settori per cui non ho titoli e di cui non ho intenzione alcuna di occuparmi!

Le pratiche e le tecniche Bio-Naturali proposte portano ad un progressivo, consapevole e mirato contatto delle percezioni corporee di natura tipicamente tensiva o delle “tonalità emotive” (stati d’animo imprigionati in alcune parti specifiche del corpo ad esempio: tristezza depositata nel petto, ansia alla gola, irrequietudine nella testa, rabbia nel trapezio, preoccupazioni nella zona lombare,…).

Un trattamento a mediazione corporea, così come le tecniche di respirazione, quelle meditative o gli esercizi per la Salute portano l’individuo ad entrare in comunicazione intima con le parti del corpo “congeste”. La consapevolezza corporea, l’attenzione costante e mirata su determinate zone del corpo, porta lentamente al risvegliodi quelle zone. Una volta acquisita percezione corporea profonda, il lavoro tenderà ad instaurare un “naturale” riequilibrio energetico e psicosomatico delle zone interessate che produrrà una rapida sparizione dei sintomi.

Il lavoro di riequilibrio energetico psicosomatico comporta l’insorgenza progressiva e in superficie dei disturbi legati alle cause profonde generatrici.

La continua sollecitazione consapevole porta ad un progressivo evidenziarsi delle cause di disturbo che vengono immediatamente ricanalizzate e quindi “assimilate o espulse” dal sistema energetico corpo-mente.

Stimolando i blocchi energetici, l’energia congesta viene rivitalizzata e grazie alla vis medicatrix naturae (Ippocrate) viene usata per approvvigionare il corpo-mente la dove serve!

Durante il percorso, infatti, attraverso un esame di valutazione/diagnosi energetica, si evidenziano i punti di squilibrio energetico, i blocchi energetici, che fungeranno da “guida” verso le cause profonde che li hanno generati.

L’intervento è quindi sempre per gradi, progressivo; i tempi e la successione sono decisi dalle forze vitali del ricevente, in funzione dei tempi e delle possibilità offerte dai suoi meccanismi fisiologici di autoguarigione.

Questo ci permette di lavorare sui conflitti di base, semplicemente seguendo la chiave di lettura di volta in volta fornita dai messaggi corporei, trasformando i programmi inconsci che li generano e i nodi emozionali che li alimentano. A volte la risoluzione avviene semplicemente nel momento in cui si diventa consapevoli di ciò che percepiamo, sentiamo e stiamo vivendo fisicamente nel qui ed ora, adesso, lasciandolo essere liberamente!

Il corpo e gli stati d’animo non solo come strumento di lettura, ma come elemento dinamico nel percorso di sviluppo personale.